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Congresso Cgil, l'Umbria è ancora in crisi 11 anni dopo: il 35% dei giovani è senza lavoro, persi 12mila posti

Il più grande sindacato dell'Umbria, la Cgil, dal congresso per l'ennessima volta chiede a Regione, categorie produttive e Governo di mettere in piedi tutti insieme un Piano Lavoro. "Sarà un autunno rovente"

Facciamo presto! Ma soprattutto facciamo qualcosa tutti uniti! A 11 anni dall'inizio della crisi economica nazionale e internazionale l'Umbria è ancora dentro il ciclone perfetto: disoccupazione giovanile ai massimi livelli, giovani in fuga all'estero alla ricerca di uno stipendio normale, precarieta sempre più diffusa e le risorse per il welfare ridotte al lumicino. E' per tutto questo che il sindacato della Cgil - a congresso con oltre 200 delegati rappresentanti di 80mila iscritti alla provincia di Perugia - sta chiedendo tra le righe alla Regione e a Confindustria e Governo nazionale di mettere in piedi quanto prima un tavolo rilancia-Umbria prima che sia troppo tardi. Loro, il sindacato rosso, ha una sua strategia pianificata che si basa su una serie di azioni chiave da inserire in un Piano del Lavoro che preveda investimenti pubblici e privati, riordino della macchina pubblica, rafforzamento e riforma del sistema di welfare. 

“L’Umbria è la regione del Centro Nord - ha dello il segretario generale della Camera del Lavoro, Filippo Ciavaglia, che ha avvertito maggiormente gli effetti di questa recessione, che ha interessato molto la provincia di Perugia - ha detto Ciavaglia - nel 2017, infatti, il numero di persone impegnate in un’attività lavorativa è ancora molto lontano dal livello pre-crisi, con una differenza in negativo di 12.406 unità (-3,4%)". 

Drammatica, poi, all’interno del quadro regionale è la condizione dei giovani umbri. "Tra i nostri ragazzi (25-34 anni) - ha aggiunto Ciavaglia - il tasso di disoccupazione è pari al 15,3%, e il tasso di inattività (giovani residenti che non lavorano) è del 20,2%. Quindi il 35,5% dei giovani umbri è fuori da qualsiasi processo produttivo, nonostante siano tra i primi per qualità della formazione". Ma, alla mancanza di lavoro, si somma anche la sua precarizzazione. Secondo una recentissima ricerca della Fondazione Di Vittorio - citata nella relazione da Ciavaglia - il disagio legato alla precarizzazione del lavoro in Umbria, ovvero il disagio di chi svolge un lavoro temporaneo e a tempo parziale in modo del tutto involontario, passa dal 16% del 2007 al 22,5% del 2017.

Una situazione difficile che rischia di far saltare i fragili equilibri sociali e aumentare la fuga di giovani e lavoratori dall'Umbria e dall'Italia, impoverendo ancora di più i territori. Da qui la richiesta di un tavolo comune con le istituzioni e le categorie per mettere in piedi un nuovo Piano lavoro. “Se così non dovesse essere - ha detto in conclusione della sua relazione il segretario Ciavaglia - credo, compagne e compagni, che ci aspetterà un autunno caldo che non potrà prescindere e lo dico anche agli amici di Cisl e Uil, da una mobilitazione generale per rivendicare i diritti di chi noi rappresentiamo”.

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