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Covid19 | Il 90% dei cantieri è chiuso per decreto, l'edilizia vuole vivere: "Riaprire subito il settore prima che sia tardi"

L'analisi del presidente di Ance Perugia: "I pochi che possono lavorare ora rischiano di chiudere per mancanza di materiale"

Il 90 per cento dei cantieri edili è chiuso. La stragrande filiera del settore, fondamentale per rifornire e rivendere i materiali, è completamente ferma a causa del decreto anti-contagio del Governo. I pochi cantieri aperti - quelli considerati di grande pubblica utilità - vanno a rilento e rischiano di bloccarsi a loro volta per mancanza di "rifornimenti" per procedere nell'opera commissionata. E tutto questo, al 15 aprile, dopo il blocco andato avanti da oltre un mese, in Umbria che dall'inizio del mese sta reagendo positivamente sul fronte dei contagi, come nessuna altra regione del Paese.

Da qui la richiesta ufficiale del presidente di Ance Perugia, Moreno Spaccia, di aprire subito tutti i cantieri, seppur nel rispetto dei protocolli di tutela della salute dei lavoratori e delle comunità.  "Il recente DPCM - ha ribadito il presidente di Ance - ha confermato la sospensione di gran parte delle attività produttive del settore delle costruzioni e della filiera: la nostra Associazione, al contrario, ritiene che la riattivazione integrale del sistema edilizia non sia più procrastinabile, nel pieno rispetto dei Protocolli di Sicurezza e nella tutela della salute dei nostri collaboratori e di noi stessi. Il nostro Paese e la nostra comunità potranno tornare a prosperare soltanto grazie alla piena ripresa delle attività produttive, con l’auspicio di nuove regole, semplici, snelle, efficaci alle quali, spero, saremo chiamati a dare un contributo. Tanto più in Umbria, che presenta dati sanitari sempre più incoraggianti, chiediamo una immediata riapertura dei cantieri dell’edilizia".

C'è da ricordare a tutti - per evitare di attaccare etichette ingiustificate - che ANCE per prima aveva evidenziato la necessità di sospendere i cantieri, per il rischio sanitario, per la necessità di adeguare l’organizzazione delle imprese ai Protocolli di Sicurezza, per le difficoltà logistiche delle maestranze, per le difficoltà di approvvigionamento dei materiali. "Il Governo nazionale ha messo in campo significative risorse per l’attivazione degli ammortizzatori sociali e per assicurare iniezione di liquidità alle imprese. Non vogliamo entrare nel merito né dei tempi di erogazione delle risorse né delle modalità, che scontano procedure complesse, farraginose, tempi lunghi e non compatibili con la sopravvivenza delle nostre imprese e delle nostre maestranze. La sopravvivenza delle nostre imprese è legata – come sempre avvenuto nella storia repubblicana – non ad ammortizzatori o altri strumenti simili, certamente utili nella contingenza, ma alla ripresa della capacità produttiva. Il nostro futuro, soprattutto, è nelle nostre mani e dentro i nostri cantieri".

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