Fase 2 | Sagre e rievocazioni storiche ora vogliono riaprire. Ma c'è il veto dei ristoratori che chiedono incontro in Regione

Da una parte ci sono volontari, con proloco e associazioni, che vorrebbero rimettere in moto alcuni tradizionali appuntamenti. Dall'altra i ristoratori che pagano tasse e sono ai minimi storici per via del coronavirus

L'unica cosa positiva per i ristoratori dell'Umbria, in questa fase 2, sta nel fatto che la stragrande maggioranza dei casi hanno riaperto dopo il blocco durato mesi. Fine delle buone notizie. L'80 per cento ha un bilancio nettamente negativo rispetto al passato recente, la liquidità promessa non è ancora arrivata a fronte di bollette e tasse che vanno pagate. Oltre un 50 per cento degli storici clienti è ancora restio a tornare e di turisti ancora pochissimi. A complicare le cose la decisione, con l'arrivo dell'estate, di alcune pro-loco ed enti che sono intenzionati a rimettere in piedi da luglio a settembre inoltrato sagre e rievocazioni storiche o feste tradizionali. In un mercato ridotto all'osso per i ristoranti, sagre ed altre attività con possibilità di vendita di cibo sono concorrenti "mortali". E in ballo ci sono anche molti posti di lavoro nel settore della ristorazione

E lo ha detto chiaramente Romano Cardinali, presidente di Fipe Confcommercio Umbria che ha annunciato un incontro urgente con l'assessore Michele Fioroni proprio per parlare di sagre e regole. "In questa drammatica situazione - ha spiegato - parlare di sagre è in questo momento inaccettabile. E quando se ne potrà riparlare, non ora, si dovrà ripartire da un concetto semplice e irrinunciabile per i ristoratori umbri che lottano per sopravvivere: quello dell’equità fiscale. Stesso mercato, stesse regole! Di questo parleremo con l’assessore Fioroni, al quale abbiamo chiesto un incontro”.

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“Quello che colpisce – ha concluso Romano Cardinali, presidente di Fipe Confcommercio Umbria – non è il bilancio ovviamente negativo di queste prime settimane di riapertura per oltre l’80% dei colleghi, ma la preoccupazione diffusa che permane per un futuro ancora molto incerto, specie nelle zone dell’Umbria a maggiore vocazione turistica. Molte imprese non hanno ancora visto la liquidità promessa. Spese e bollette continuano ad arrivare nonostante il crollo delle presenze nei locali, che hanno dovuto ridurre la propria capacità di accogliere i commensali e ridurre purtroppo il personale occupato: mentre continuano a pesare la burocrazia e le spese di gestione, l’incertezza per il futuro non consente di programmare come sarebbe necessario". 

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