Coronavirus, tra divieti e psicosi si sta fermando l'Umbria. "Non fermarti anche tu: Ecco quello che puoi fare... come tutti i giorni"

Mangia italiano, mangia umbro. Confcommercio lancia un appello ai cittadini: ecco tutto quello che potete fare

Tra la overdose di comunicazione istituzionale tra ordinanze e decreti, i ritardi nazionali per arginare il contagio, la legittima paura per un virus ancora tutto da capire e l'ingiustificata psicosi si rischia di far saltare sia l'economia che annientare le nostre abitudini. Tanti divieti, notizie false e informazioni che stanno disorientando tutti in Umbria come nel resto del Paese. A tal punto che si deve ribadire cosa si può ancora fare, anche in questo mese di marzo difficile, per vivere dignitosamente e non far morire l'economia locale che rischia di finire in un abisso senza ritorno. Confcommercio sta cercando di informare, tramite i propri associati, i cittadini sulle cose che si possono e si devono fare perchè la psicosi da coronavirus non ha fermato le imprese umbre, che hanno continuato a offrire ogni giorno i loro servizi anche quando le persone, frenate dalla paura irragionevole del contagio, hanno disertato alberghi, negozi, agenzie di viaggio, bar e ristoranti.

"Nonostante si siano appena registrati i primi casi anche in Umbria, non bisogna fermare questa regione. Occorre in primo luogo rispettare tutte le indicazioni di carattere sanitario per contenere il diffondersi del coronavirus. Ma anche cercare di convincere le persone a ripartire senza paura dalla quotidianità, da ciò che facciamo tutti, ogni giorno". Nonostante le limitazioni, si può e si deve prendere una caffè al bar, acquistare un giornale, fare la spesa sotto casa, andare al ristorante, viaggiare e conoscere magari meglio i borghi dell'Umbria mai visitati, dormire in un alberto, frequentare agriturismi. Tutto questo rispettando le regole di igiene e la distanza di un metro dall'altro amico o sconosciuto. Molti ristoranti e bar stanno adeguando i propri tavoli e i propri spazi a tutela di tutti. Senza i clienti e turisti è finita. E se chiudono loro, chiudono presidi sociali e culturali dei territori, alle casse pubbliche arrivano meno tasse e anche il sistema welfare diventa più povero. Senza parlare delle ricadute sull'occupazione.

Fermare l'Umbria vuol dire condannarci tutti. Anche gli agricoltori si muovono per tutelare i prodotti di casa nostra: magiare umbro, mangiare italiano si può e si deve oggi più che mai. Sono soldi che restano nella nostra regione e che saranno rinvestiti in stipendi, indotto e altre attività economiche del territorio.  "L’emergenza coronavirus con le difficoltà produttive, logistiche e commerciali ed i pesanti danni di immagine – ha precisato la Coldiretti – sta mettendo a rischio l’intera filiera agroalimentare estesa, dai campi agli scaffali fino alla ristorazione, che raggiunge in Italia una cifra di 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil ed offre lavoro a 3,8 milioni di occupati. Senza dimenticare –  continua Coldiretti – gli effetti del crollo del turismo che è sempre stato un elemento di traino del Made in Italy agroalimentare all’estero, amplificato dallo stop forzato alle Fiere che sono un momento importante di promozione". Attenti sì, rispettosi delle regole pure, ma continuare a vivere e coltivare le nostre passioni vuol dire far vivere gli altri e salvare l'Umbria.   

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