Tassa di Soggiorno a Perugia fa la fortuna di Assisi e altri comuni: "Gruppi organizzati in fuga"

La crisi è uguale per tutti, ma per Federalberghi e Assoindustria il risultato peggiore delle camere prenotate si registra nel capoluogo umbro unico ad aver istituito la tassa di soggiorno. Alberghi licenziano e sono a rischio chiusura. I dati delle associazioni di categoria

La Tassa di Soggiorno, fortemente voluta dal Comune di Perugia per riequilibrare i tagli alle risorse agli enti locali da parte del Governo, sta mettendo in fuga dalle strutture alberghiere la maggiore risorsa ai tempi della crisi economica: ovvero le gite organizzate attente anche all'euro di spesa dato che si basano sul concetto di turismo sociale. Questi tre euro in più per una camera in città - è questa la media - sono diventate uno ostacolo o peggio ancora un buono motivo per prenotare direttamente ad Assisi o negli altri comuni della provincia di Perugia dove la Tassa di Soggiorno è stata bandita.

Nella vicina di Terra di San Francesco, dove il turismo è tutto, il sindaco Ricci sfidando anche le opposizione ha deciso di non seguire l'esempio perugino. In Commissione bilancio di Palazzo dei Priori sia Federalberghi che Assoindustria hanno messo sul piatto quegli effetti che aveva preventivato tanto da scioperare, effettuare un corteo di protesta e mettere sugli alberghi cartelli di denuncia. Gli effetti provocati dall’introduzione della tassa di soggiorno nei primi sei mesi del 2013 parlano di una riduzione (rispetto al 2012) degli arrivi a Perugia pari al 5,4% e ad una riduzione delle presenze pari al 4,83% (rispettivamente 1,71% e 3,03% nel resto dell’Umbria). L’incidenza della tassa di soggiorno con riferimento alle spese di pernottamento complessive, soprattutto con riguardo ai gruppi organizzati, ossia il 10% circa.

Il primo affondo arriva proprio da Vice Presidente di Federalberghi della Provincia di Perugia Andrea Barberi: "L’introduzione della tassa di soggiorno è stata decisa solo dal Comune di Perugia: unico Comune dell’Umbria ad aver assunto tale decisione, creando una sorta di “sperequazione” tra il Capoluogo ed i Comuni vicini. Questo è un elemento destabilizzante ed ha colpito soprattutto il settore dei gruppi organizzati, che in Umbria sono molto influenti in termini di presenze (circa il 30-40%)”.

Secondo Barberi, in sostanza, gli alberghi della città hanno perduto tantissimi gruppi, molti dei quali addirittura già prenotati, perchè la tassa per tali comitive può rappresentare un aggravio di costi pari anche al 10%. La conseguenza è che i gruppi hanno disdetto le prenotazioni a Perugia, dirigendosi in Comuni vicini o addirittura fuori dell’Umbria.

Il grido d’allarme per l’intero settore lanciato da Barberi è stato molto forte: emerge infatti che il livello di occupazione delle camere in città si attesta intorno al 33-34% per gli alberghi ed intorno al 18% per le strutture extralberghiere, ossia livelli bassissimi che stanno mettendo in profonda crisi la stessa sopravvivenza della categoria. Ciò è confermato dal fatto che, se il 2012 è stato l’anno peggiore per il settore dopo quello del terremoto, nei primi mesi del 2013 si stanno toccando livelli ancora più bassi. Gli effetti di questa crisi sono evidenti anche in termini di occupazione del personale, dal momento che si sono moltiplicati i licenziamenti, i mancati rinnovi di contratti e l’utilizzo della cassa integrazione.

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Simili le valutazioni effettuate da Dante Palazzetti, rappresentante di Assoindustriali. “La tassa in discussione – ha esordito – è una sorta di tassa sulle esportazioni che va a penalizzare i turisti che vogliono venire a Perugia. C'è da tenere conto del fatto che a Perugia sono in vigore le aliquote più alte in Italia connesse a molteplici imposte. Dunque il dato di fatto attuale è che le strutture perugine sono alle prese con una serie di spese di gestione altissime, se confrontate con quelle in vigore nelle altre città italiane”. Palazzetti ha quindi definito la scelta dell’Amministrazione sul punto “spericolata”, essendosi andata a sommare ad altre situazioni penalizzanti, divenendo di fatto insopportabile. “E’ assurdo pensare – ha concluso – che chi porta ricchezza a Perugia venga tassato, mentre chi viene in città con mezzi propri (es. camper), lasciando alla partenza solo i rifiuti, non venga tassato”.

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