Venerdì, 19 Luglio 2024
Economia

L'Umbria che lavora si ribella alle modifiche al Superbonus, da opportunità al rischio chiusure e licenziamenti: "Il Governo torni sui suoi passi"

Dopo lo stop alla cessione multipla dei crediti prevista dal governo nel decreto Sostegni ter, Cna Costruzioni Umbria e gli architetti di Perugia lanciano l'allarme

Da volano della ripresa a pomo della discordia tra associazioni di categoria ('spalleggiate' dai partiti) e il governo Draghi. È la parabola del Superbonus 110%, per il quale l'esecutivo ha previsto due novità.

E se non sembra creare particolari problemi la prima, annunciata nei giorni scorsi dal ministro del Lavoro Andrea Orlando che ha spiegato come si prevede di "subordinare l'ottenimento dei benefici connessi ai bonus edilizi (Superbonus compreso, ndr) all'applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative" (in sostanza chi non rispetta i contratti e non offre garanzie sulla sicurezza non potrà accedere alla detrazione), diverso è il discorso per lo stop alla cessione multipla dei crediti, una misura introdotta con il decreto Sostegni ter con l'obiettivo di arginare le truffe segnalate da diverse Procure della Repubblica, tra le quali c'è anche quella di Perugia guidata da Raffaele Cantone che nei giorni scorsi ha sequestrato 103 milioni di euro per false fatture e lavori mai iniziati

Una stretta risultata indigesta ai partiti che, come spiega Today, ora studiano correttivi da approvare in sede di conversione del decreto, ma anche alle associazioni di categoria. “Riteniamo profondamente scorretto e insensato cambiare le regole del gioco a partita già iniziata - scrive in una nota la CNA (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) Costruzioni Umbria -, ma è esattamente quello che sta accadendo con le restrizioni decise dal governo in materia di Superbonus e cessione del credito. Limitare a una sola volta la possibilità di cessione del credito impedendone la cartolarizzazione da parte del sistema bancario, di fatto ha già bloccato tutto il settore e senza correttivi molte imprese andranno in crisi di liquidità. Mentre molti cantieri già aperti si stanno bloccando, siamo costretti a prendere in considerazione la possibilità di passare dalla proposta alla protesta, con azioni che interesseranno tutto il territorio regionale, da Perugia a Terni, a Spoleto e Città della Pieve".

E dopo aver ricordato che "solo in Umbria il Superbonus ha consentito di avviare in pochi mesi oltre 1.800 cantieri, attivando oltre 300milioni di euro di investimenti", Cna torna anche sul rischio frodi denunciato da più parti per giustificare le restrizioni alla normativa: "Abbiamo già affermato chiaramente di condividere la necessità di affrontare il problema delle possibili frodi legate alla cessione dei crediti fiscali: un fenomeno che consideriamo grave ed inaccettabile e rispetto al quale riteniamo si debba intervenire con l’aumento dei controlli e rafforzando le sanzioni nei confronti di chi trasgredisce ed opera nell’illegalità. Non è possibile che invece si continui a scegliere di complicare la vita a chi le regole le rispetta. In assenza di correttivi, come associazione dovremo passare dal nostro abituale atteggiamento di proposta alla protesta".

Sulla stessa lunghezza d'onda Ordine degli Architetti di Perugia, secondo cui "la pezza" messa per evitare le frodi "è peggiore del buco", che mette in guardia sul "probabile forte contraccolpo anche per le zone terremotate del centro Italia". Il settore delle costruzioni, sottoline l’architetto Paolo Moressoni a nome di tutto il Consiglio dell’Ordine, "grazie al Superbonus 110% e alla possibilità di circolazione e monetizzazione del credito d’imposta generato dagli interventi, ha prodotto solo nel corso del 2021 quasi un milione di nuovi posti di lavoro.Tutto il comparto sta crescendo 4 volte più veloce del PIL. O forse occorre dire che ‘stava crescendo’ poiché dopo le disposizioni del cosiddetto decreto ‘Sostegni Ter’ stabilendo che dal 7 febbraio non si potranno vendere più di una volta i crediti fiscali frutto di cessione o sconto in fattura”.

“Gli effetti diretti di questa ‘stretta’ - prosegue - sono stati l’immediata chiusura di tutte le operazioni di acquisto del credito d’imposta di alcuni istituti di credito ma soprattutto di Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, che costituivano i principali riferimenti del mercato. A causa di questa nuova disposizione sta accadendo che imprese, fornitori e tecnici che, ad oggi sposando l’iniziativa dello Stato sui bonus edilizi, rischiano il fallimento delle proprie attività pur avendo in pancia crediti d’imposta. Inoltre la preoccupazione è rilevante per il fatto che tutti gli operatori da due anni a questa parte hanno fatto rilevanti investimenti in termini di personale, materiali e attrezzature per rispondere alle richieste di tanti cittadini che chiedono di rinnovare ed efficientare le proprie abitazioni. A questo punto ci si chiede che fine faranno i lavori già avviati, chi pagherà i progetti già in essere, chi sosterrà produttori e fornitori che alimentano la filiera con i propri materiali. Probabilmente, un ulteriore contraccolpo avverrà per la ricostruzione delle aree terremotate del centro Italia, con i contributi erogati dalla Struttura Commissariale per la Ricostruzione insufficienti a coprire i costi della ricostruzione degli edifici. I superbonus costituiscono l’unica salvezza per territori la cui economia è stata fiaccata prima dal sisma e poi dalla pandemia".

Bloccare il meccanismo della cessione del credito, "non è una misura antifrode - rimarca ancora Paolo Moressoni per gli architetti perugini -, è una misura che trascinerà il settore delle costruzione nella crisi peggiore di sempre, costerà allo stato almeno un milione di posti di lavoro (con conseguente necessità di attivazione di costose misure di sostegno), almeno 6 punti di crescita di PIL (significa azzerare le previsioni del 2022) con conseguente minor gettito. Per questi motivi è evidente che la pezza e peggiore del buco. Speriamo che il Governo ci ripensi perché su questo argomento abbiamo visto misure adottate sempre con troppa fretta e senza ascoltare gli operatori. Avremmo tanti argomenti da suggerire per migliorare questa misura e speriamo che il Governo non resti sordo”.

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