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"Abbiamo fatto ballare l'Umbria, siamo la voce della cultura popolare e ora rischiamo di scomparire nel silenzio"

Oltre 20mila addetti, imprese sul loro del baratro nel totale silenzio. Ecco la lettera aperta delle orchestre italiane

Riceviamo e pubblichiamo l'accorato grido di aiuto di un settore di cui nessuno parla ma che di fatto ha numeri importanti, fondamentale per l'intrattenimento nei territori e per il turismo. Stiamo parlando delle orchestre spettacolo italiane, musicisti e tecnici, che a causa del coronavirur rischia di essere spazzati via data la totale chiusura di eventi, sagre e festival. Stiamo parlando di oltre 20mila persone. Si sono uniti in un'associazione di categoria UNIONE ORCHESTRE SPETTACOLO ITALIANE ecco la loro Lettera aperta elle istituzioni. 
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Oltre 2.500 imprese, 15.000 musicisti-dipendenti, 5.000 addetti ai lavori (tecnici audio, video, ecc.), manager, discoteche e locali da ballo, etichette editoriali e discografiche indipendenti, di cui nessuno parla! Una filiera di imprese/attività che rappresenta un’importante fetta di cultura popolare e di tradizione, una realtà troppo spesso poco considerata, nonostante capace di creare un indotto non trascurabile. Imprese per la cui gestione sono però oggi necessariestrutture (audio, video, luci, ledwall, ecc.), oltre a mezzi di trasporto (camion, pullman, furgoni, ecc.), per cui gli investimenti sono costanti, con leasing, finanziamenti, ecc. a cui far
fronte.

Tutto questo, al fine di mantenere vivo un settore - la musica da ballo - oggi principalmente rappresentato da formazioni orchestrali di vario genere;strutture itineranti che quasi ogni giorno raggiungono locali, eventi di piazza,sagre, fiere, ecc. portando e mantenendo viva appunto una forma di cultura popolare e “ricreativa”, un aspetto che nella vita“normale” del nostro Paese è da sempre stato condiviso da milioni di persone. Siamo una parte creativa della nostra cultura italiana.

Da sempre abbiamo il compito di emozionare, distupire il nostro pubblico, spostandoci in tutta Italia per portare la nostra arte - con la musica da ballo - in tutte le città del Bel Paese dove ci aspettano il pubblico, i nostri fan, le persone che non vedono l’oradi uscire di casa per potersi divertire, per vivere con gioia l’aggregazione e la socializzazione attraverso il ballo. Noi ORCHESTRE siamo una parte attiva della filiera della cultura, del turismo e dello spettacolo. Siamo forse laparte “meno nobile” delsettore, ma certamente quella più popolare e fortemente radicata nelle nostre tradizioni culturali; lavoriamo nel tessuto sociale,ricreativo italiano che dal dopoguerra ad oggi è cresciuto insieme alla nostra economia:siamo stati “compagni di vita” di intere generazioni! Abbiamo contribuito a rendereviva l’Italia: abbiamo fatto ballare, incontrare, conoscere e sposare milioni di persone sulle piazze italiane, nelle sale da ballo e nelle oltre 40.000 sagre sparse su tutto il territorio nazionale.

Siamo una espressione di aggregazione popolare e di socializzazione con il più ampio spirito ricreativo e socio-culturale. Siamo una realtà che non può morire. Oggi tutto questo si è fermato, come è giusto che sia, data l’emergenza; trattandosi di luoghi di aggregazione, siamo stati i primi a doverci fermare, ma saremo gli ultimi a poter ripartire. Per il nostro settore si prevede un ritorno alle attività nella primavera del prossimo anno...così fosse, nessuno di noi riuscirà a sopravvivere. Già solamente dover perdere la stagione estiva, per le ORCHESTRE DA BALLO di vitale importanza, porterà alla chiusura, al fallimento entro la fine dell’anno in corso di un gran numero delle stesse, comportando purtroppo la perdita del lavoro permigliaia di persone, e rispettive famiglie.

Di riflesso,tante tra le attività/imprese sopracitate, subiranno le stesse tragiche conseguenze. Il nostro appello alle Istituzioni è accorato: siamo a rischio estinzione, chiediamo attenzione da parte di tutti gli organi di stampa in una campagna di sensibilizzazione affinché nessuno rimanga invisibile, nessuno sia inutile, nessuno escluso, e nessuno sia
discriminato nel settore dello spettacolo.

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