Dossier - Un'Umbria sempre più piccola non tiene il passo sulla ripresa: altri tagli al reddito delle famiglie

Economia sempre di più da mezzogiorno d'Italia. Altri 33mila contribuenti in meno. Il confronto con le altre regioni

Gran parte dell'Italia è ripartita a discreta velocità, l'Umbria insieme a poche altre regioni - tutte del Sud - invece stenta a riguadagnare reddito e occupazione certa, C'è da dire che è tornato il segno più ma si è sotto, molto sotto, la media nazionale come dimostra il rapporto di Mediacom043 redatto dal direttore Giusepp Castellini analizzando i dati uficiali.  L'Umbria è la quarta regione peggiore;  più in basso fanno solo Calabria (- 5,1%), Sicilia (-5,9%) e Molise (-7,6%). Trentino Alto Adige e Veneto hanno raggiunto e superato il reddito Irpef complessivo pre-crisi. Emilia Romagna (-0,5%), Lazio (-0,6%) e Lombardia (-0,8%) vicine ai livelli pre-crisi. 
 
Il reddito medio cresce a livello nazionale dell’1,3% e anche l’Umbria presenta il segno più (+0,4%), anche se l’incremento è solo un terzo di quello medio italiano. Una situazione che fa scendere il reddito medio dei contribuenti umbri (19mila 750 euro lordi nelle dichiarazioni 2017) dal 95,2% al 94,3% della media italiana (20mila 940 euro lordi nel 2017). 

L’andamento peggiore del reddito complessivo rispetto a quello del reddito medio deriva dal fatto che nel 2017, rispetto al 2009, è sceso il numero dei contribuenti che presentano la dichiarazioni al fisco (-5,1% in Umbria, con la scomparsa di quasi 33mila contribuenti). Il che significa un aumento del livello medio di disuguaglianza, con una fascia di persone che hanno visto i redditi ridursi al lumicino tanto da non presentare più la dichiarazione (e in molti casi sbagliando, perché perdono il rimborso dell’Irpef versata alla fonte). Un aumento della disuguaglianza, peraltro in Umbria più forte rispetto alla media italiana, peraltro evidenziata dall’Istat attraverso l’indice di Gini. L’Umbria, come anche l’Italia, è sempre più contrassegnata dal divario tra chi ce la fa, magari a fatica, e chi no. Tra chi è ‘dentro’ e chi è ‘fuori’, il che certo rischia di minare la coesione sociale.

"Con numeri diversi ci siano quasi 33 mila contribuenti in meno rispetto ai livelli pre-crisi deriva dall’impoverimento sostanziale di una fascia non marginale della popolazione. Fatto che incide anche sul livello medio di disuguaglianza, in Umbria peraltro cresciuto più che in Italia secondo i dati Istat basati sull’indice di Gini, normalmente usato per calcolare il livello di disuguaglianza medio tra i redditi" Insomma – conclude Castellini - l’Umbria, come anche l’Italia, è sempre più contrassegnata dal divario tra chi ce la fa, magari a fatica, e chi no. Tra chi è ‘dentro’ e chi è ‘fuori’, il che certo rischia di minare la coesione sociale”.

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Le regioni che registrano l’aumento del reddito medio più elevato tra le dichiarazioni 2009 e quelle 2017 sono la Provincia di Bolzano (+7,1%), la Basilicata (+2,9%), il Friuli Venezia Giulia (+2,8%) e l’Abruzzo (+2,7%). L’Umbria, come già visto, marca +0,4%. In rosso Lazio (-1,8%), Sicilia (-1,8%), Campania (-0,7%), Sardegna (-0,5%) e Puglia (-0,1%).

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