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Precariato, stipendi "magri" e il lavoro che non c'è: ecco cosa succede ai laureati a Perugia

Presentato a Milano il diciassettesimo Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati: i dati riguardano solo i laureati triennali e magistrali biennali usciti nel 2013 e intervistati dopo un anno e i laureati magistrali usciti nel 2009, intervistati dopo cinque anni

“Che ne sarà di noi?”. Domanda lecita, specie se hai preso una laurea all’Università di Perugia. e cerchi lavoro. O ce l’hai ma è precario. Oppure ti è andata bene e stringi tra le mani (meglio che puoi) un contratto a tempo indeterminato. Il quadro sembra enorme e “periglioso”. Meglio affidarsi ai numeri, allora. Loro non mentono mai.

Presentato a Milano il diciassettesimo Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati. La raccolta dati ha coinvolto quasi 490mila laureati di tutte le 65 università aderenti al Consorzio. L’indagine, spostandoci sul locale, ha riguardato complessivamente 8.807 laureati dell’Università di Perugia. I dati riportati riguardano solo i laureati triennali e magistrali biennali usciti nel 2013 e intervistati dopo un anno e i laureati magistrali biennali usciti nel 2009, intervistati dopo cinque anni. Più nello specifico l’indagine ha coinvolto, con un tasso di risposta dell’85%, 2.587 laureati triennali e 1.286 laureati magistrali biennali usciti dall’Università di Perugia nel 2013 e intervistati nel 2014.

Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali è pari al 37%, la media nazionale è del 41%. Tra gli occupati triennali dell’Università di Perugia, il 27% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 10% coniuga la laurea magistrale con il lavoro. Chi continua gli studi con la laurea magistrale, invece, è circa il 54,5%, un valore pressoché identico alla media nazionale (54%): il 44% è impegnato esclusivamente nella laurea magistrale, mentre, il 10% studia e lavora. Il 16%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea magistrale, si dichiara alla ricerca di lavoro.

Il lavoro stabile - contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) - coinvolge, a un anno dalla laurea, 35 laureati occupati su cento di primo livello di Perugia (la media nazionale è del 33%). Gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 64% (prevalentemente con contratti a tempo determinato, mentre il 14% è senza contratto).
Il guadagno (calcolato su chi lavora solamente) è in media di 905 euro mensili netti. A livello nazionale è di 1.008 euro. “L’analisi – spiega l’Università degli Studi di Perugia - deve tenere conto che si tratta di giovani che in larga parte continuano gli studi, rimandano cioè al post laurea di tipo magistrale il vero ingresso nel mondo del lavoro”.

E ancora. A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 49,5% dei laureati, mentre la media nazionale è del 56%. Il 14% dei laureati continua la formazione (a livello nazionale è il 14%). Chi cerca lavoro è il 36% dei laureati magistrali di Perugia, ovvero il 30,5% per il totale dei laureati.

A un anno dalla laurea, il lavoro è stabile per 32,5 laureati occupati su cento di Perugia, poco meno della media nazionale (34%). La precarietà riguarda il 67% del collettivo (prevalgono i contratti a tempo determinato; mentre i senza contratto sono il 7%). Il guadagno è di 957 euro mensili netti, contro i 1.065 del complesso dei laureati magistrali. “Le crescenti difficoltà occupazionali incontrate dai giovani, neo-laureati compresi, negli ultimi anni  - spiega ancora l’Università - si sono inevitabilmente riversate anche sui laureati di più lunga data, anche se occorre sottolineare che, col trascorrere del tempo dal conseguimento del titolo, le performance occupazionali migliorano”. I laureati biennali magistrali di Perugia del 2009, intervistati a cinque anni dal titolo, sono 1.286, con un tasso di risposta del 71%.

Il 79% è occupato, valore lievemente inferiore alla media nazionale, pari all’81%. Il 7% risulta ancora impegnato nella formazione (è il 6,5% a livello nazionale).

Chi cerca lavoro è il 14% contro il 12% del complesso dei laureati. La quota di occupati stabili cresce tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 58% degli occupati (è il 70% a livello nazionale). Le retribuzioni nominali arrivano, a cinque anni, a 1.231 euro mensili netti (sono 1.356 euro a livello nazionale).

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