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I lavoratori si prendono l'azienda ma ora rischiano di riconsegnarla ai proprietari: proteste sotto il tribunale

Una questione molto complicata, una sentenza cui è legato il destino di trenta famiglie. Tante sono le persone – 19 soci e 11 dipendenti – la cui sorte economica dipende da quello che deciderà il magistrato

Una questione molto complicata, una sentenza cui è legato il destino di trenta famiglie. Tante sono le persone – 19 soci e 11 dipendenti – la cui sorte economica dipende da quello che deciderà il magistrato.

Ieri si è infatti tenuta l’udienza, il cui esito verrà comunicato a breve, circa il diritto a mantenere in vita “Stile Società Cooperativa”, azienda tifernate che produce parquet. Il magistrato deve infatti decidere sull’appello, presentato da Tiberina Legnami e stabilire se Anbo ha diritto alla restituzione dell’azienda – dicono i manifestanti della cooperativa – “malgrado l’abbia già portata sull’orlo della chiusura". 

Nel mese di luglio, i soci di Stile Coop avevano ottenuto dal Tribunale di Perugia la gestione dell’azienda, grazie al sostegno della Lega delle Cooperative, della Regione dell’Umbria, delle organizzazioni sindacali, avviando il rilancio del marchio sia in Italia che all’estero. “Questa formula ‘workers buy out’ (i dipendenti riacquistano la stessa società, ndr) stava dando buoni esiti, ma ora tutto potrebbe andare a gambe levate”, dicono a una voce un gruppo di lavoratori, accorsi sotto il palazzo liberty delle Poste per manifestare le proprie posizioni.

Il giudice – che aveva imposto ad Anbo Stile di restituire l’azienda a Tiberina – ha poi assunto la decisione contraria: ossia quella di restituire l’azienda ad Anbo. “Una vera ingiustizia – dicono i manifestanti – poiché la società sino-americana che ha acquisito la ditta l’ha fatto per trarne il massimo vantaggio immediato, non certo per rilanciarla”.

Toccherebbe verificare l’attendibilità di chi dovrà gestirla”, dice una dipendente. Tante le persone con striscioni e cartelli, appesi alle storiche inferriate delle Poste, oggi in parte Tribunale. La sentenza verrà notificata a giorni. Su quei teli sta scritto: “Non mandateci sulla strada”, “Il tribunale non deve essere contro il lavoro”, “Permetteteci di lavorare”, “Giù le mani dal sindacato” e “Non fate morire un’azienda”. “Perché – dicono – senza lavoro non c’è dignità”.

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