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"Siamo allo stremo, le nostre eccellenze rischiano di sparire": i ristoratori di Mio Umbria a Roma contro il Governo

Sarà una manifestazione di tutto il comparto legato al food: ristoratori, produttori, agenti di commercio. Enrico Guidi, coordinatore MIO UMBRIA: "E' giunto il momento di fare cartello"

Lunedì 25 gennaio in piazza della Repubblica, a Roma, si sono dati appuntamento tutti i lavoratori del settore ristorazione per una protesta contro il Governo che vuole essere "senza precedenti". Così lo annuncia in una nota MIO Italia, associazione di categoria, che in questa occasione desidera coinvolgere anche tutti i lavoratori di una filiera quanto mai vasta, che oltre agli esercenti include produttori, agenti di commercio, distributori, allevatori e tutto quel patrimonio umano e professionale collegato al settore del food, vera e propria bandiera dell'economia italiana.

"L'Umbria in particolare - sottolinea Enrico Guidi, coordinatore MIO UMBRIA - conta molte eccellenze agrolimentari e gastronomiche, piccole realtà che costituiscono la fortuna e la ricchezza della nostra regione. Grazie a queste attività abbiamo fatto del turismo enogastronomico un punto di forza della nostra regione, e dietro ai nostri ristoratori c'è l'immenso lavoro di allevatori, case vinicole, etc... È arrivato il momento di compattarci - prosegue Guidi - siamo tutti sulla stessa barca in balia di un mare in tempesta".

Oggetto della protesta, tra l'altro, è la "politica dei codici Ateco", che ha escluso molte maglie della filiera produttiva italiana dai Ristori:  "Arroccarsi con delle prese di posizione di gruppo o di settore non ha senso - ancora il Coordinatore di MIO Umbria - non siamo solo noi ristoratori a soffrire ma ci sono migliaia di famiglie alle nostre spalle, una intera filiera tagliata fuori da ogni aiuto e noi siamo solidali con essa. Vogliamo che nei nuovi Risotri siano inseriti tutti, non in base ai codici Ateco, ma in base al calo di fatturato".

La protesta del settore Horeca, dunque, è una protesta che appartiene a tutti noi e ha molto a che fare con il modello di consumi della nostra società: "Inoltre c'è un'altra questione - afferma Guidi - tutto lascia pensare che alla fine di questa pandemia, a trarne vantaggio saranno i grossi gruppi di distribuzione e le imprese del cosiddetto junk food, che hanno triplicato in un anno i loro fatturati e che finora non avevano fatto breccia nel nostro Paese, per via della forte tradizione gatsronomica legata alle produzioni locali. Noi vogliamo ribadire la nostra forza, che è quella dei nostri produttori; lavoriamo sulla qualità , sui prodotti del territorio, li pubbliciziamo e valorizziamo. Esiste un legame diretto tra i ristoratori e piccoli porduttori, legame che invece si spezza quando si parla di grandi multinazionali".

L'obiettivo di MIO è quello di "dare un segnale fortissimo: siamo noi il vero baluardo, per tutelare il comparto dell’ospitalità, il Made in Italy e le eccellenze enogastronomiche del nostro meraviglioso Paese", nonché il trampolino di rilancio di una nazione veramente provata dalle conseguenze della pandemia.

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