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Acque minerali in Umbria, in arrivo la svolta: più soldi ai comuni "sfruttati" per l'ambiente e tagliare la bolletta

Finalmente due propote di legge che vogliono modificare quella normativa regionale che regola lo sfruttamente delle acque minerali umbre. Due proposte che vanno incontro alle esigenze dei comuni: più soldi a loro direttamente dai "signori delle acque minerali" per giustificare un prelievo di una risorsa pubblica che finendo in bottiglia diventa un business milionario ma con pochi posti di lavoro di ricaduta sul territorio. La prima proposta di legge porta la firma dei consiglieri della maggioranza Andrea Smacchi (Pd) e Silvano Rometti (SeR), l'altra è un'iniziativa legislativa promossa dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari.

Nella proposta di Smacchi e Rometti si prevede di incrementare gli introiti a favore dei Comuni dall'attuale 20 per cento al 40, mettendo direttamente a disposizione dei Comuni le risorse, mentre in quella dei consiglieri pentastellati l'incremento a favore dei Comuni passerebbe al 70 per cento. Liberati e Carbonari propongono, tra l'altro, di “incrementare i canoni concessori proporzionalmente all'acqua emunta, tutelando le aziende più piccole ed incidendo maggiormente sugli eventuali utili delle multinazionali”. 

I soldi in più ai Comune potranno essere utilizzati direttamente per il risanamento ambientale e la messa in sicurezza del territorio. Ma dai municipi interessati - al momento hanno risposto solo in 4 favorevolemente - Acquasparta, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Scheggia e Pascelupo - si chiede anche di utilizzare quelle risorse per abbassare le tasse su acqua e altri servizio a carico dei cittadini. Una idea che è stata presa in carico dai consiglieri che valuteranno la fattibilità. 

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