Prestiti senza garanzie e aiuti per il Coronavirus, artigiani e imprenditori persi nella giungla della burocrazia

Decine di chiamate agli avvocati dopo le tante richieste di finanziamento respinte dalle banche nonostante le garanzie dello Stato

Una piccola impresa, un’agenzia turistica oppure un artigiano fanno richiesta di prestito garantito dalla Stato alla propria banca. L’istituto di credito effettua una valutazione, respinge la richiesta e parte la segnalazione alla Centrale rischi.

Bastano due rate saltate di un mutuo, infatti, di un finanziamento oppure di un leasing, per essere tagliati fuori dagli interventi garantiti dallo Stato. Si salvano solo quelle posizioni debitorie successive al 31 gennaio 2020. Se non avete pagato prima non è colpa del Covid19. Secondo il Governo non sarebbe necessario fare l’istruttoria, ma le banche, che non sono enti di beneficenza, effettuano tutte le valutazioni necessarie e, in tanti casi, la risposta è: “Con riferimento alla Vostra richiesta, Vi comunichiamo che la stessa non è accoglibile in quanto la valutazione del merito creditizio e della capacità di rimborso non risultano adeguati … e la banca non può concedere credito, indipendentemente dalla garanzie accessorie presenti”.

“L’Unione nazionale consumatori Umbria e l’Associazione legali italiani stanno ricevendo diverse telefonate ogni giorno proprio in merito alle pratiche di concessione di prestiti sia per quanto riguarda il rifiuto di concedere le somme a fronte della garanzia dello Stato – dice l’avvocato Damiano Marinelli – Tanti imprenditori e professionisti che si sono rivolti al nostro sportello di tutela per chiedere informazioni o segnalare casi. Abbiamo avuto segnalazioni di banche che chiedono l’apertura di un conto corrente, altre chiedono di rientrare da fidi ed esposizioni, oppure fare una rinegoziazione o il consolidamento del debito; tutte fanno la valutazione creditizia. Il risultato è che non è scontato avere un finanziamento anche con la tutela dello Stato e della Regione”.

In caso di insolvenza anche di una sola rata, la banca può far valere la garanzia dell’80% sul totale, lo Stato paga e poi si rivale sul debitore tramite cartelle esattoriali, credito privilegiato che passa davanti a tutti gli eventuali creditori, mettendo un paletto ad ogni iniziativa economica futura. Sul prestito garantito, inoltre, pesa sempre il vincolo del 25% dei ricavi: se hai dichiarato 20mila l’anno scorso, te ne spettano 5mila. Poi ci sono le banche che invogliano i clienti a sottoscrivere le rinegoziazioni perché il tasso d’interesse sul nuovo finanziamento è più basso di quello esistente. Secondo i dati di Banca d’Italia e Federazione autonoma bancari italiani, in Umbria ci sarebbero almeno 18mila soggetti sovraindebitati: l’80% imprese familiari e famiglie, 15% piccole imprese e 5% da medie a grandi dimensioni.

“Se non hai pagato qualche rata di mutui o leasing, sei in difficoltà a prendere il finanziamento – conclude l’avvocato Marinelli - La banca non si assume responsabilità ritenendo che lo Stato, magari fra 5 anni, non potrebbe garantire più sostenendo che sia stato l’istituto di credito a dare soldi ad un inaffidabile. Oppure sono proprio le banche a non fidarsi dello Stato che è il primo cattivo pagatore. È un problema serio e pesante per autonomi e professionisti perché, al momento, non ci sono altri aiuti”.

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Un avvocato umbro racconta che in un solo giorno ha ricevuto tre telefonate, da altrettanti clienti, che per una pratica per un prestito ordinario si sono visti richiedere dichiarazione redditi, business plan, bilanci, garanzie, moduli aggiuntivi e altri documenti di valutazione. Burocrazia su burocrazia.

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