Lunedì, 17 Maggio 2021
Economia

Crisi alla Montagna Group, i dipendenti: "Siamo alla fame"

Il presidio di protesta della Cgil ha fatto emergere storie difficili di chi non prende stipendio da mesi: "Servono subito gli assegni della cassa integrazione"

Dopo quattro mesi senza stipendio, spesso con famglie a carico dove quei denari erano le uniche entrate, la prima necessità è quella di avere il sussidio degli ammortizzatori sociali subito per non vedersi staccare luce e gas. Questo è il pensiero che ripetono all'unisono gli oltre 60 dipendenti delle tre sedi di Montagna Group, ex colosso della vendita di auto nel capoluogo umbro.

"Abbiamo bisogno per adesso dell'assegno della cassa integrazione in deroga" hanno ribadito questa mattina mentre dalle 9 alle 12 hanno dato vita ad un presidio sotto le bandiere della Cgil "Sono pochi quei 700 euro che ci dovrebbero spettare, ma è l'unica vera prospettiva per mandare i figli a scuola e garantirgli una vita al minimo". Eh già perchè prospettive di ottenere a breve gli stipendi arretrati sono praticamente inesistenti. "L'azienda ha confermato - ha spiegato Enrico Bruschi della Cgil - che in cassa non ci sono denari. Praticamente la liquidità è stata completamente azzerata. In banca ci sono solo cifre da restituire. Per questo chiediamo alle istituzioni di attivarsi per il sostegno in tempi rapidi e non con la classica trafila".

I tempi tecnici per la cassa integrazione sono oltre i due mesi (se tutto va bene): il rischio di restare senza un salario per sei-sette mesi, per i lavoratori, è un pensiero terribile e insostenibile. Dei 65 assunti la maggior parte oscillano tra i 35-50 anni: hanno in molti casi mogli casalinghe e figli piccoli. Una tragedia ai tempi di questa crisi che non risparmia nessuno: neanche aziende che come Montagna Group sembravano collossi con i piedi ben piantati sull'economia di casa nostra. Oggi conta poco domandarsi se l'azienda riaprirà i battenti. Prima c'è la sopravvivenza delle famiglie. 

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