Il presidente Mattarella, la sua posizione nei confronti dell’euro e le prospettive economiche

Tutti i punti di forza della moneta unica in un momento di crisi generale come quello attuale

Nelle ultime settimane il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto più volte a sostegno della posizione italiana in ambito europeo. In particolare, Mattarella ha preso parola nel dialogo dopo la dichiarazione considerata infelice del presidente della BCE Christine Lagarde in merito ai titoli di stato nazionali che aveva causato un elevato spread sui titoli di stato italiani, affermando che in Europa bisogna superare i “vecchi schemi” che non rispecchiano la realtà drammatica che stiamo vivendo. Nonostante ciò, il ruolo del presidente è sempre rimasto nei limiti impostigli dalla Costituzione italiana e nel rispetto della visione europeista che l’Italia ha quale Paese fondatore dell’Unione Europea. L’emergenza economico-sanitaria in corso ha tuttavia amplificato il disagio latente di una parte degli italiani, i quali percepiscono sempre meno l’appartenenza all’UE e l’utilizzo dell'euro come unica soluzione possibile. Di contro, gli strumenti di sostegno all’economia europea messi in campo dalla BCE e dalla Commissione europea forniscono quei fondi necessari alla ripartenza economica che altrimenti l’Italia non potrebbe reperire da sola nel mercato finanziario, esponendo tra l’altro una sua ipotetica moneta nazionale alle estreme fluttuazioni del mercato degli scambi valutari.

Il mercato delle valute straniere

Proprio il mercato delle valute straniere ci fa comprendere come una fase simile a quella attraversata nei primi mesi del 2020, se affrontata da soli come Paese singolo e senza un'economia solida, potrebbe comportare problemi economici difficilmente calcolabili. Spiegando cos’è il forex, potremmo comprendere meglio il perché una moneta unica sostenuta da più economie sia un vantaggio per i Paesi che l’adottano. Il forex è il mercato delle valute straniere dove giornalmente avvengono gli scambi monetari funzionali all’acquisto e alla vendita delle merci importate ed esportate dai vari Stati. In un momento di blocco parziale delle merci come quello attuale, una valuta sostenuta da una sola economia, e per giunta fragile, è decisamente più debole rispetto a una moneta che può trarre vantaggio dagli scambi commerciali di più nazioni coalizzate. Tutto ciò è facilmente comprensibile se confrontiamo l’euro (EUR) con la sterlina inglese (GBP) e il dollaro statunitense (USD). Le valute USD e GBP hanno subito una forte svalutazione in queste settimane perché le rispettive banche centrali (FED e BOJ) hanno tagliato i tassi d’interesse portandoli ai minimi storici, ed anche perché hanno stampato nuova valuta per sostenere le rispettive economie. Al netto degli interventi svalutativi di politica monetaria operati dai rispettivi governi nei confronti della propria moneta, l’iniziale calo dei prezzi è stato in gran parte recuperato grazie alla forte economia a cui le valute sono legate: rispettivamente Stati Uniti e Regno Unito. L’euro ha resistito alle strategie messe in campo da questi ultimi proprio perché la sua base è l’ampia comunità dei 19 Paesi che nell’UE adottano l’euro come moneta nazionale.

L’Italia e la sua ipotetica moneta

Proviamo a immaginare cosa sarebbe potuto accadere se invece di essere sostenuti dallo scudo dell’eurozona, se l’Italia si fosse trovata ad affrontare l’emergenza in corso dovendo fare ricorso alle sue uniche forze e alla sua valuta nazionale. La Banca d’Italia si sarebbe potuta ritrovare col mettere in campo un intervento di politica monetaria flebile e dagli effetti sull’economia nazionale poco apprezzabili.

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