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Terremoto nelle classi dopo la sentenza del Tar, insegnanti laureati con master a casa, in cattedra quelli con il diploma

L'analisi degli esclusi: "Mortificati chi ha studiato di più, chi si è laureato, chi ha frequentato corsi, master, unitamente ad anni di servizio sulla materie e sul sostegno"

Un terremoto vero e proprio anche a Perugia e provincia sta modificando gli assetti dell'attribuzione delle cattedre in questo inizio di anno scolastico. Tra sentenze del Tar e in attesa di quella del consiglio di stato, i docenti senza laurea, insegnanti tecno-pratici con formazione tecnica e professionale, hanno ottenuto la gran parte dei posti - anche alle superiori - degli insegnanti regolarmente laureati. In ballo i posti per il sostenogno. Riceviamo e pubblichiamo il punto di vista dei precari laureati di casa nostra. Siamo pronti a pubblicare le ragioni anche degli insegnanti 

Collettivo docenti laureati di Perugia e provincia

In questi primi giorni di scuola si sta verificando un vero e proprio terremoto, che ha colpito e affondato i docenti precari laureati di tutta Italia nell’attribuzione delle supplenze annuali. In seguito a numerose sentenze del TAR Lazio, centinaia di diplomati ITP, insegnanti tecno-pratici con formazione tecnica e professionale (diploma di scuola secondaria), hanno ottenuto l’accesso con riserva alla seconda fascia delle graduatorie di istituto, quella destinata a coloro che sono in possesso di un titolo abilitante.

Il fatto grave che si sta verificando, è l’attribuzione a favore dei diplomati ITP, collocati con riserva in seconda fascia grazie alle cautelari del TAR, delle supplenze annuali sul sostegno agli alunni disabili. La loro collocazione in seconda fascia preclude l’attribuzione di tali cattedre ai docenti laureati della terza fascia, malgrado questi ultimi abbiano punteggi altissimi, anni di servizio alle spalle, e molta più esperienza, e un percorso di studio qualitativamente più completo (a parità di non specializzazione sul sostegno).

Normalmente, tutti (laureati e diplomati) avremmo “concorso” all’attribuzione delle supplenze sul sostegno dalla terza fascia; i laureati dalla tabella A e i diplomati dalla tabella B, una volta esauriti gli elenchi degli specializzati. Il ricorso ha fatto gola a molti diplomati disoccupati, per cui quest’anno, sul sostegno, si sono
ritrovati in cattedra neodiplomati ventenni inesperti e fuori luogo, con zero giorni di servizio all’attivo nella scuola, zero punteggio, come anche cinquantenni che hanno pensato bene di riciclarsi in cattedra (ex operai, periti, impiegati, geometri, addetti sala alberghieri, etc. etc.).

Inutile dirle quanto ciò stia mortificando chi ha studiato di più, chi si è laureato, chi ha frequentato corsi, master, unitamente ad anni di servizio sulla materie e sul sostegno. Per non parlare di quanto sia pericoloso affidare il sostegno a chi ha un profilo professionale orientato a tutt’altro. Il fatto che il TAR li abbia abilitati con una sentenza, li ha resi momentaneamente abilitati all’insegnamento sulle loro materie di laboratorio (e fin qui poco il male) ma, purtroppo, con la collocazione in seconda fascia i diplomati automaticamente si aggiudicano le  supplenze sulle migliaia di cattedre di sostegno scoperte, venendo di fatto convocati prima di noi laureati della terza fascia.

Quindi, non vale il titolo ma la “gerarchia” delle graduatorie in cui ci si ritrova inseriti. Risultato: dalle seconde fasce e su graduatorie incrociate i ricorrenti DIPLOMATI inseriti con riserva (con e senza sentenze favorevoli)  hanno preso, in tutta Italia, tutte le cattedre di sostegno, lasciando a casa i docenti LAUREATI della terza fascia (con anni di servizio, dottorati, master, punteggi altissimi) che avrebbero invece potuto prendere le supplenze a pieno titolo. Tutto ciò a scapito prima di tutto della qualità del sostegno ai disabili, assistiti da vecchi diplomati lontani anni luce dal mondo della scuola o da neodiplomati dell’ultima ora, ventenni che non hanno mai messo un piede in classe (e li ho visti con i miei occhi durante le convocazioni), che stanno cercando solamente di cavalcare l’onda dei ricorsi, vista la fame di lavoro.

E a scapito dei docenti LAUREATI che si sono visti sottrarre le cattedre che sarebbero spettate loro a pieno titolo per punteggio e servizio pregresso. A parità di mancata specializzazione sul sostegno di molti supplenti, non si può non tenere conto che una laurea vale più di un diploma tecnico. Gli sforzi intellettuali ed economici affrontati per il conseguimento di un titolo di studio superiore, devono essere tenuti in considerazione. Una vera e propria guerra tra poveri, in cui la scuola diventa il triste e sanguinoso campo di battaglia, nonché il nuovo ammortizzatore sociale.

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