Economia

Perugina, 340 esuberi dal prossimo anno: la Regione convoca sindacati e Nestlé

La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha convocato il "tavolo istituzionale" sulla Perugina-Nestlé dopo la notizia di 340 esuberi

Lo avevano chiesto, ora è arrivato. Perché in ballo c'è il futuro di 340 dipendenti di San Sisto. Le istituzioni intervengono. La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha convocato il “tavolo istituzionale” sulla Perugina-Nestlé dopo la notizia di 340 esuberi.

Al tavolo partecipano, spiega una nota della Regione Umbria, le organizzazioni sindacali e dei lavoratori e rappresentanti dell’azienda. E' in programma per giovedì 15 giugno, alle 9.30, a Palazzo Donini. E ci sarà parecchio di cui discutere. Ieri, il segretario della Cgil di Perugia Filippo Ciavaglia, aveva lanciato l'allarme sugli esuberi: "Non sono ricollocamenti, chiamiamoli con il loro nome: esuberi". E ancora: "La Perugina non è una semplice fabbrica – dice Ciavaglia - . Al di là della sua importante produzione, al di là del suo marchio conosciuto in tutto il mondo, al di là della sua storia centenaria, sulla quale sono stati scritti libri, girati film e fiction, lo stabilimento di San Sisto rappresenta per Perugia e per l'Umbria un fondamentale punto di equilibrio sociale”. 

L'anno prossimo, come confermato da Nestlé in una nota ufficiale, il mondo cambierà: "A giugno 2018 terminerà il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, che non sarà più rinnovabile. Data l’impossibilità di fare ulteriore ricorso agli ammortizzatori sociali emerge l’esigenza di procedere ad un riequilibrio occupazionale che, ad oggi, stimiamo possa coinvolgere circa 340 addetti alle attività di produzione e logistica, ai quali – nei prossimi anni – non sarà possibile assicurare la continuità occupazionale presso l’Unità di Perugia, se non in funzione della stagionalità tipica delle produzioni dolciarie". In due parole: emergenza vera. 

Sulla vicenda interviene a gamba tesa anche Rifondazione Comunista, che fa sponda al sindacato rosso: “Le recenti dichiarazioni del segretario della Camera del Lavoro Cgil di Perugia sulla vicenda Perugina sono condivisibili. Sono a rischio più di duecento posti di lavoro”. Secondo la Nestlè, invece, sono 340. Non più di 200. E vale la pena ripeterlo.

Ancora il Prc: "Questa prospettiva drammatica giunge a un anno dalla firma di un accordo che doveva evitare un ulteriore ridimensionamento occupazionale allo stabilimento di San Sisto e rilanciarne la produzione. Nell’accordo, a fronte dell’impegno del mantenimento dei livelli occupazionali, la dismissione di marchi storici e di investimenti in gran parte indirizzati allo sviluppo del marketing già allora rappresentavano elementi di preoccupazione. Gli accordi però vanno rispettati e fanno bene lavoratori e sindacati a chiamare in causa le Istituzioni e lo stesso Mise. E fanno bene perché secondo noi il rischio è la delocalizzazione o comunque la fine della contrattualizzazione della stagionalità attraverso il ricorso al lavoro interinale e precario con contratti a chiamata".

Di sicuro, chiude Rifondazione, "per l'Umbria e per Perugia sarebbe l'ennesimo disastro industriale e sociale. Regione dell'Umbria e Comune di Perugia? Non pervenuti. Per noi si tratta di agire e non di continuare ad essere completamente subalterni al fatto che la nostra regione sia diventata di fatto un supermercato in cui vengono a fare la spesa le multinazionali. Per questo appoggiamo e appoggeremo tutte le iniziative di lotta che le lavoratrici, i lavoratori e le organizzazioni sindacali intenderanno intraprendere".

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