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Nestlé apre all'idea della cooperativa di ex dipendenti Perugina: incontro fissato

La multinazionale ci va giù pesante: "Non ci sono i presupposti, né di fatto né di legge. Basta con le idee buttate in pasto alla stampa"

La Nestlé picchia forte sull’idea di una cooperativa di ex dipendenti Perugia per salvare alcuni produzioni storiche del marchio. La multinazionale ci va giù durissima, attaccando le “suggestioni emerse in questi giorni”, che “appaiono accattivanti, ma rischiano di alimentare incomprensioni e attese che potrebbero creare inutili illusioni”, anche se comprendono “quanto sia rilevante e amata la Perugina nel suo territorio, e comprendiamo il desiderio di aiutare, non essendoci da parte di esterni la piena comprensione di come il piano da 60 milioni di euro, in piena applicazione dal marzo 2016, si stia nei fatti attuando”. Traduzione: parlare sì, ma con cognizione di causa e un piano concreto.

E ancora: “Ci è difficile non stigmatizzare  - scrive la Nestlé in una nota - il continuo riversare idee non verificate sui media e sulle istituzioni prima di sentire la necessità di presentarle in primis a noi, quasi che la visibilità mediatica delle proposte sia più importante della loro effettiva praticabilità”.

Il punto è sempre quello: la cooperativa di ex dipendenti: “Prendiamo dunque atto, da notizie di stampa, che un gruppo di ex dipendenti, usciti dall’azienda da oltre 20 anni, ha incontrato i vertici della Regione Umbria e poi il viceministro Teresa Bellanova del Mise. Da quello che abbiamo letto, sembrerebbe che alle Istituzioni sia stata presentata l’idea di costituire una cooperativa sul modello del “Workers Buy Out” (“Wbo”) con cui attivare alcune produzioni a marchio Perugina”.

Allora, dov’è il problema? “Vale subito la pena ricordare  - spiega la Nestlé - che i Wbo sono uno strumento con cui i lavoratori di una azienda, in crisi, in vendita o in liquidazione, decidono di rilevarla in tutto o in parte per continuarne l’attività. Perugina è in trasformazione, ma non certo in crisi, né in vendita, né tanto meno in liquidazione. Non ci sono pertanto i presupposti, né di fatto né di legge, per dare concretezza a questo tipo di proposta”.

Porta chiusa a due mandate? Nestlé lascia comunque uno spiraglio: “Rimaniamo in attesa di contatti diretti per poter valutare nel merito eventuali proposte, possibilmente corredate da un concreto business plan”. Il parliamo seriamente è praticamente implicito. Perché, aggiunge la multinazionale del cioccolato, “come abbiamo dimostrato in occasione della cessione del marchio Ore Liete ad un’azienda locale, guardiamo con favore allo sviluppo di iniziative imprenditoriali autonome, soprattutto se in grado di contribuire alla ricollocazione professionale dei lavoratori in esubero a San Sisto, ma occorre fare chiarezza per evitare equivoci”.

E ancora: “Vale anche la pena di ricordare che ancora oggi vengono prodotti a San Sisto diversi cioccolatini in portafoglio sin dagli anni ’20. Oltre a Baci, icona della qualità cioccolatiera Perugina dal 1922, ricordiamo Grifo, Gianduiotto, Dimmi di Sì, Tre Re, Liù, Banana, Delizia. Perugina valorizza i propri marchi “storici” valutando attentamente l’evoluzione dei trend commerciali, di mercato e le esigenze in continua evoluzione dei consumatori, andando via via a riscoprire e rilanciare ricette dell’antica tradizione che possano essere ancora oggi successi commerciali. Altre novità dalle radici storiche potranno vedere la luce nelle prossime stagioni, ma preferiamo non anticipare nulla per ovvie ragioni di concorrenza. Ricordiamo anche che molti altri prodotti erano già usciti di produzione prima che Nestlé rilevasse Perugina, nell’ormai lontano 1988”.

Porta chiusa del tutto? No. All'ultimo secondo arriva la schiarita: "Aderendo alle sollecitazioni del Vice Ministro Teresa Bellanova, abbiamo fissato un incontro con il gruppo degli ex dipendenti per venerdì 15 dicembre e ascoltare le loro proposte".  

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