Economia

Un gruppo di lavoratori contro il Piano Perugina: "Le ricollocazioni? Tutta un'altra storia. La battaglia non è finita"

Perugia Today ha incontrato i vertici del Comitato Resilienza che vuole restare anonimo: "Non ci hanno aiutato, hanno diviso i lavoratori. Ma quali ricollocamenti, gli incentivi erano l'unica soluzione"

"Scrivilo, scrivilo pure: sono stati spettatori dello stillicidio". Vogliono restare anonimi "perché la situazione è ancora critica", ma sono un fiume in piena contro chi doveva proteggerli: i sindacati. 

Perugina, la risposta di Nestlé agli ex operai: "Offerti posti di lavoro veri a tutti, senza eccezioni"
 

Una delegazione del 'Comitato Resilienza', i lavoratori ex Perugina coinvolti nei 364 esuberi della vertenza ora chiusa della fabbrica di cioccolato di San Sisto, ha voluto incontrare PerugiaToday "perché non ci stiamo a passare per quelli che preferiscono un incentivo al lavoro. Chi doveva tutelare il nostro posto di lavoro ci ha compilato la domanda per la disoccupazione. Ti rendi conto?". 

Il riferimento è "all'accordo tombale che abbiamo firmato con la Nestlé per l'esodo con gli incentivi: 60mila euro lordi, 45mila netti". E "sai una cosa - dicono - è l'unico momento in cui i sindacati ci sono stati vicini. Dovevano farlo per legge. Per il resto, hanno creato una spaccatura tra i lavori, creando clan interni per chi poteva conservare il posto di lavoro e chi doveva andarsene".

Dal punto di vista degli ex operai parliamo dei "500 prescelti, chiamati dall'azienda il 15 gennaio  per dirgli avrebbero puntato su di loro. I sindacati non c'erano e non hanno fatto nulla. E, guarda caso, la vertenza è stata chiusa in fretta e in sordina. A noi, nel giugno del 2017, ci hanno chiamati in un'agenzia con la scusa di un corso: era l'annuncio degli esuberi". 

E aggiungono, amareggiati: "Ma quale vittoria, 180 licenziamenti nel silenzio generale". Il punto, dicono i Resilienti, "è semplicemente uno: con quale criterio sono stati decisi gli esuberi? Chi ha deciso chi doveva andarsene e chi restare? Il sindacato è stato spettatore della divisione degli operai. Anche sui contratti part-time". 

E le ricollocazioni annunciate da Nestlé? "Un bluff, ma quali posti di lavoro. Che poi se andavi dovevi dare 30mila euro all'azienda che ti assumeva, la metà dell'incentivo, per 14 mesi di lavoro garantiti. Poi nessuna certezza. Se ti licenziavano prima dei 14 mesi dovevano ridarti 10mila euro, ma il punto è un altro: abbiamo dato la disponibilità, ma nessuna delle aziende ci ha chiamato".

Uno dei componenti della delegazione aggiunge: "Mi avevano proposto Benevento. Capito? Benevento. Poi più nulla". Quindi? "Accettare l'esodo incentivato era l'unica scelta, rischiavamo di perdere anche quei soldi. Secondo te siamo stupidi? Chi preferirebbe due anni di stipendio, perché è di questo che parliamo, a un vero posto di lavoro?". Perché "abbiamo delle famiglie, dei figli. La pensione è lontana. Come faremo?".
In più, dicono dal Comitato, "i sindacati non hanno mosso un dito, non sono intervenuti e non hanno vigilato sulle ricollocazioni. Nessuno ha chiamato, anche se per mesi abbiamo provato. E così siamo stati costretti a firmare l'accordo". 

La risposta a Nestlé e ai sindacati. Gli ex operai Perugina però promettono: "Non ci fermeremo qui. La battaglia non è ancora finita".  Questo è il punto di vista di questo gruppo di lavoratori. Non dimentichiamoci, come Perugiatoday.it ha documentato, sia i sindacati che i vertici Nestlè parlano di ben altri risultati raggiunti e della condivisione del Piano. I nostri lettori come sempre si faranno la loro opinione. 

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