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Anziani e studenti fuori-sede costretti a chiedere aiuto alla Caritas: non ci sono soldi per cibo, affitti, bollette e medicine

Situazione drammatica per famiglie e persone un tempo definite senza problemi. L'allarme della Diocesi: "Da soli non ce la facciamo, serve un impegno condiviso con privati e istituzioni pubbliche"

 La Caritas ha analizzato che nell'ultimo anno sì è registrato il 30 per cento in più di richieste di aiuto da parte di singoli o famiglie in difficoltà che vivono nella diocesi di Perugia-Città della Pieve. Inevitabile a causa della drammatica crisi economica provocata sia dal Covid che dal blocco sociale - di primavera - che per fortuna è stato sostituito dalle restrittezze non generalizzate - non tutti i territorio erano e sono uguali, ma lo si è capito troppo tardi - con il sistema delle zone a rischio (giallo, arancione e rosso) a secondo del Rt della pandemia. Nel bilancio della Caritas Umbria le richieste riguardano in primis: sostegno all'affitto e per i mutui, per trovare un lavoro e addirittura per acquistare medicinali.

Ad essere maggiormente in difficoltà sono proprio le famiglie perugine. «L’anno che sta per terminare è stato difficile e doloroso per tutti – ha sottolineato l’assistente sociale Silvia Bagnarelli, responsabile del Centro di ascolto diocesano –, specialmente per chi già viveva in condizioni di disagio economico e precarietà. Pur senza dati definitivi possiamo stimare un considerevole aumento degli accessi al Centro di ascolto diocesano: da 11 incontri in media al giorno nel 2019 siamo passati a circa 20 nel 2020 (aumento rilevato tra marzo-aprile-maggio e settembre-ottobre-novembre). Dopo la fase più acuta dell’emergenza, le richieste sono rallentate, presumibilmente per l’erogazione dei “ristori” e dei “bonus” statali. Da settembre l’afflusso si è nuovamente intensificato in parte con l’inizio delle scuole, per l’evidente peso economico sulle famiglie, e in parte per le restrizioni sul mercato del lavoro". Ma chi sono coloro che sono stati costretti a chiedere aiuto ai centri di ascolti? Come detto, famiglie italiane in difficoltà, ma anche persone sole, anziani, studenti universitari stranieri e fuorisede, colpiti duramente non solo dal risvolto economico, ma anche dalla solitudine e dall’assenza di punti di riferimento.

Persone e interi nucluei familiari ridotti alla fame come si evince dal Dossier Caritas:  «Al sostegno ai bisogni alimentari e di generi di prima necessità si è provveduto attraverso gli “Empori della Solidarietà”, anche recapitando a domicilio i prodotti richiesti (soprattutto per chi si trovava in isolamento contumaciale causa positività al Covid)». Inoltre, «farmaci, visite specialistiche ed esami clinici, sono stati assicurati in séguito ai rallentamenti nell’accesso al sistema della Sanità pubblica per le patologie diverse dal Covid». Molti dei provvedimenti del Governo sono arrivati in grave ritardo o non erano calibrati per alcune categorie. Una situazione che ha costretto la Caritas ad elargire "un aiuto economico è stato concesso per il pagamento di affitti e utenze domestiche; aiuto reso necessario dalle molteplici ragioni di difficoltà nell’erogazione dei benefici disposti dai vari DPCM".

Sul versante affitti è stata lanciata per l'Avvento l’iniziativa “Adotta un affitto”.  Le richieste sono destinate ad aumentare e quindi anche gli operatori caritas hanno lanciato un appello per fare rete dal pubblico ai privati per arginare una povertà che rischia di essere esplosiva. "Per il prossimo anno, le preoccupazioni sono serie e si è elaborata una consapevolezza: da soli non ce la faremo, c’è bisogno di creare una rete efficiente, una sinergia basata su un comune senso di responsabilità. Occorre – afferma la responsabile Caritas – che Istituzioni pubbliche, associazioni del terzo settore, la cittadinanza e l’intera comunità mettano a disposizione in modo coordinato le proprie peculiarità con l’obiettivo di favorire l’uscita dallo stato di bisogno, e il conseguimento di una nuova autonomia. Si impone un progetto di aiuto condiviso".

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