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Giorni contati per una delle più antiche aziende umbre dell'agroalimentare? A rischio 350 posti

La rabbia dei lavoratori esplode in Piazza Italia a Perugia dopo anni difficili. La Novelli rischia la chiusura dal primo gennaio 2016. Regione e Comune insieme ai dipendenti. Giorni decisivi: una proposta di acquisto c'è ma non piace alla proprietà...

E' ancora tutto in alto-mare la vicenda dell'Ovito-Novelli - una delle aziende più antiche dell'agroalimentare umbro - che in tutto il Paese conta 500 lavoratori, ben 350 tra Spoleto e Terni. L'azienda ha ribadito che entro il 31 dicembre non si può andare oltre a meno che non arrivi una credibile proposta di acquisto. La proposta è arrivata da parte di un gruppo italiano, già del settore, che sarebbe disposto a riassumere tutto il personale e incollarsi il pregresso.

Ma tra i due privati l'accordo non si sta concretizzando per via, come ribadito dal sindaco di Spoleto e dai sindacati, degli attuali vertici della Novelli che evidentemente vorrebbero qualcosa in più o non ritengono credibile l'offerta per l'acquisto. Comunque, l'esasperazione è tale che i lavoratori oggi hanno manifestato a Perugia sotto la Regione per tenere alto il livello di attenzione e chiedere ancora una volta alla presidente Marini un intervento diretto per sbloccare la situazione. Una delegazione dei lavoratori si è incontrata questa mattina con la Presidente il vice-Paparelli.

A conclusione dell’incontro la presidente Marini e il vicepresidente hanno affermato che la proprietà è chiamata ad un’assunzione di responsabilità chiara non più rinviabile rispetto alla conclusione del percorso di cessione. Cosa che è già apparsa chiara nel momento in cui una parte dei soci ha manifestato l’intenzione di firmare per la cessione della proprietà nel corso degli incontri che si sono tenuti al Ministero dell’Industria. “La prossima riunione di mercoledì 21 al ‘Mise’ – ha detto la presidente Marini - assume quindi, un carattere decisivo in quanto alla proprietà si chiederanno impegni chiari e tempi definiti per evitare che i lavoratori e le loro famiglie continuino a vivere una situazione di stallo e incertezze per il futuro, oltre che per garantire all’Umbria una presenza industriale di rilievo in un settore strategico come quello dell’agroalimentare”.

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