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Mentre si cercano turisti disperatamente, il museo più "incredibile" dell'Umbria resta chiuso a tempo indeterminato

Stiamo parlando dello straordinario Museo Paleontologico di Pietrafitta dove ci sono i resti e gli scheletri di una delle più ricche collezioni al Mondo di Mammuthus meridionalis, specie vissuta nel Pleistocene Inferiore. 

Mentre tutta l'Umbria, alle prese con la cattiva informazione sul terremoto che ha creato danni solo al 5% del territorio, si sta interrogando su come riportare i turisti in Umbria o su come riqualificare l'economia di aree delle vecchie industrie e centrali spazzate via dal tempo e dall'economica globalizzata, giace chiuso, inutilizzato e inavvicinabile un tesoretto di storia che è  considerata uno dei più ricchi e importanti patrimoni a livello europeo. 

Un sito che se ben sfruttato porterebbe in dote turismo (quello scolastico e quello dei grandi appassionati di storia) e lavoro. Nel cuore di Pietrafitta, dopo i ritrovamenti che risalgono agli anni '60 grazie alle miniere di lignite, esiste una straordinaria Jurassic Park tutta umbra. Stiamo parlando dello straordinario Museo Paleontologico di Pietrafitta. Il lettore ci perdonerà la licenza del Jurassic Park umbro dato che non ci sono dinosauri, ma ci sono i resti e gli scheletri di una delle più ricche collezioni al Mondo di Mammuthus meridionalis, specie vissuta nel Pleistocene Inferiore. 

E ancora: tra le varie specie animali rinvenute a Pietrafitta, partendo dai vertebrati non-mammiferi (pesci, anfibi, rettili, uccelli), per poi passare ai mammiferi, che rappresentano il cuore della collezione: ben 14 specie diverse tra roditori, carnivori, scimmie, ungulati e proboscidati. Tutti animali che vivevano nella palude di Pietrafitta 1.500.000 anni fa. Esisteva sicuramente un lago circondato da paludi con molta vegetazione acquatica, vaste praterie nei fondovalle e foreste di latifoglie di specie arbustive ormai scomparse. Il museo è costata 5 miliardi di vecchie lire ma risulta attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione e allestimento. Inaugurato nel luglio 2011 costituisce una collezione di fossili di inestimabile valore scientifico e, per il numero di specie presenti. Il museo in questione non risulti aperto al pubblico, nonostante al suo interno siano presenti tutti i preziosissimi reperti che, molto probabilmente, versano in uno stato di precario abbandono, ma di cui nessuno parla. 

Il museo di Pietrafitta sta diventando un caso nazionale grazie all'interrogazione parlamentare di Filippo Gallinella e Tiziana Ciprini del Movimento 5 Stelle. Scrivono i due deputati: "Chiediamo al Governo di spiegare come siano state utilizzate le risorse destinate alla realizzazione del museo di Pietrafitta visto che, nel corso degli anni, la stima di costo iniziale è stata del tutto errata a fronte di una necessità monetaria pari al doppio. Vogliamo sapere, inoltre, quali iniziative intenda intraprendere il Governo per consentire l’immediata riapertura del museo paleontologico, patrimonio culturale da mettere a disposizione della collettività e risorsa indispensabile ad incentivare l’attività turistica nei territori della Valnestore". 

Continuano nella loro interrogazione: "È evidente – conclude Gallinella – che si tratti dell’ennesimo caso di risorse pubbliche utilizzate impropriamente per fini diversi da quelli per cui sono state stanziate inizialmente, dato che sarebbe stato opportuno un attento monitoraggio del progetto da parte del Governo, in qualità di parte stipulante dell’iniziale Protocollo insieme alla Regione Umbria ed Enel s.p.a. Valuteremo anche un esposto sia per danno erariale, che per danno al patrimonio culturale poiché in un momento delicato come questo, in cui il turismo in Umbria è diminuito a causa del terremoto, tenere chiuso un museo di tale importanza è, oltretutto, una violazione di diritto costituzionale”.

Perugiatoday.it ha raccolto anche la testimonianza del sindaco di Piegaro Roberto Ferricelli: "Il museo è in fase sia di riorganizzazione che di manutenzione. Al ministro è aperto un tavolo per decidere risorse, gestione e futuro di questa importante struttura museale su cui il territorio ha sempre puntato molto. Servono risorse importanti e una struttura adeguata per la gestione ma anche il restauro dei reperti che si trovano ancora non esposti. Speriamo nei prossimi mesi una definizione del tutto per poter programmare il futuro. Noi siamo un piccolo comune e non possiamo fare nulla da soli. Ma siamo convinti che con la collaborazione di tutti dalla Regione all'Enel si può far conoscere nel mondo questo museo che racchiude tesori che risalgono ad un milione e mezzo di anni fa. Tengo a precisare che il museo non si trova all'abbandono: grazie ai tecnici della Sovrintendenza tutti i fossili sono curati e tenuti nelle giuste condizioni di sicurezza".  

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