Economia

Morti sul lavoro | Un inizio 2023 difficile, la situazione non migliora e sempre più vittime under 30. L'Umbria tra le peggiori

È l'allarme lanciato da Vega Engineering di Mestre che da anni monitora l'andamento della sicurezza sui luoghi di lavoro

L'Umbria in cima alla statistica degli infortuni mortali avvenuti nel primo mese del 2023. Terni è al quarto posto. Perugia al diciassettesimo. Sono 43 le vittime sul lavoro a livello nazionale nel mese di gennaio 2023, di cui 34 gli infortuni mortali mentre 9 quelli in itinere, avvenuti cioè su strada nel tragitto casa-lavoro. È l'allarme lanciato da Vega Engineering di Mestre che da anni monitora l'andamento della sicurezza sui luoghi di lavoro. Lo scorso anno la stessa fonte riportava nel primo mese del 2022 46 incidenti totali di cui 33 sul luogo di lavoro e 13 in itinere.

L'Umbria è protagonista della classifica su base provinciale per l'incidenza di infortui sul luogo di lavoro, in controtendenza rispetto allo scorso anno quando era tra le più virtuose. Al quarto posto si trova Terni, con un indice di 12 - il numero di infortuni totali ogni milione di lavoratori - rispetto agli occupati totali, che ha registrato 1 caso su 83.621 lavoratori. Perugia è invece diciassettesima, con un indice di 3,7, equivalente ad 1 caso su 270.627. Al vertice della classificia troviamo inoltre: Cremona al primo posto, seguita da Nuoro e Ascoli Piceno con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 1,5 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori). Le province più sicure invece sono: Viterbo, Vicenza, Vibo Valencia e Verona.

A livello nazionale, a preoccupare è soprattutto l'incidenza di mortalità dei giovanissimi con un'età compresa tra i 15 e i 24 anni: quadruplicata rispetto ai colleghi trentenni o quarantenni. L’incidenza di mortalità minima viene rilevata tra i 35 e i 44 anni, (pari a 0,4 infortuni per milione di occupati), mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza arriva a 4 infortuni mortali ogni milione di occupati, superata solo dal 4,3 dei lavoratori ultrasessantacinquenni. Le denunce di infortunio sono in diminuzione del 31,4% rispetto a gennaio 2022. Erano 57.583 a gennaio 2022; nel 2023 sono scese a 39.493.

Nella graduatoria del nuovo anno per settore, il maggior numero di denunce arriva dalle Attività manifatturiere (3.456) - secondo i dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), questo settore è responsabile del 25% di tutti gli incidenti mortali sul lavoro a livello mondiale -. Segue poi la Sanità (1.992), i Trasporti (1.591), il Commercio (1.512) e le Costruzioni (1.442). Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane nel periodo in esame sono state 15.131, quelle dei colleghi uomini 24.362.

La flessione più evidente è quella rilevata nel settore della Sanità. Lo scorso anno erano 9.905 le denunce, mentre nel primo mese del 2023 sono diventate 1.992. Altrettanto importante il decremento registrato nel settore dei Trasporti: da 6.247 denunce del gennaio 2022 alle 1.591 denunce del 2023. Un'altra tendenza negativa che emerge è l'incidenza di mortalità dei lavoratori stranieri: quasi tripla rispetto ai colleghi italiani. Le persone provenienti da un'altra nazione che sono decedute sul lavoro sono 8 sulle 34 totali. Anche qui l’analisi sull’incidenza infortunistica svela chiaramente come gli stranieri abbiano un rischio di morte sul lavoro più che doppio rispetto agli italiani. Gli stranieri infatti registrano  3,5 morti ogni milione di occupati, contro l’1,3 degli italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.

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