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Economia Montefalco

Montefalco, Antonelli San Marco compie un passo nel futuro ampliando la storica Cantina

Inaugurata la nuova zona oggetto dell'ingrandimento, insieme a quella del nuovo metodo classico Antonelli di Trebbiano spoletino: obiettivo fisso la qualità

Una nuova scommessa per il  territorio di Montefalco, conosciuto in tutto il mondo per i suoi vini, soprattutto per il Sagrantino. Filippo Antonelli ha usato questo termine per inaugurare un importante passo per la storica Cantina di famiglia. Lo scorso 15 Settembre, infatti, è avvenuto il taglio del nastro della "rinnovata" Cantina Antonelli - San Marco, frutto di anni di lavoro che armonizzano e collegano il nuovo corpo all'edificio storico. Un appuntamento significativo per questa realtà, eccellenza indiscussa del territorio, e per la crescita del vino in Umbria.

La quarta generazione di Antonelli, dopo venti anni dall’ultimo ampliamento (datato 2001), ha così fatto un passo nel futuro. Eccellenza chiama altre eccellenze. Ecco così che durante il taglio del nastro con relativa visita della Cantina, alla presenza di stampa e autorità, ha fatto seguito un brindisi con il nuovo metodo classico Antonelli di Trebbiano spoletino e un aperitivo realizzato in collaborazione con Meunier Pizza&Champagne di Corciano grazie alle pluripremiate pizze di Pietro Marchi farcite con i salumi di casa Antonelli. A seguire, la cena, curata dallo chef Giulio Gigli del Ristorante Une di Capodacqua di Foligno, cucina in crescita costante anche nel panorama nazionale.

All’iniziativa, realizzata grazie all’esperienza di Anna Setteposte e la sua agenzia di eventi, hanno partecipato tra gli altri, il vicepresidente della Giunta regionale, nonché assessore all’agricoltura, Roberto Morroni, il sindaco di Montefalco Luigi Titta, il presidente del Consorzio tutela vini Montefalco Giampaolo Tabarrini, il presidente di Confagricoltura Umbria Fabio Rossi, il presidente nazionale dell’Ais Sandro Camilli.

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Cuore dell’ampliamento è la nuova bottaia su due livelli, in cui nel soppalco sospeso si trovano i legni più piccoli da 500 litri e sotto invece le botti più grandi. Poi c’è una grande sala adibita per due mesi all’appassimento delle uve ma poi, per il resto dell’anno, dedicata all’enoturismo, anche per eventi, incontri, degustazioni, cene. A collegare le due strutture, la nuova e quella storica, c’è un lungo cunicolo sotterraneo, molto largo per posizionare anche le bottiglie delle vecchie annate di Sagrantino.

La storia della cantina Antonelli

Tra le aziende più longeve della denominazione, la Antonelli San Marco è di proprietà dell’omonima famiglia fin dal 1881. Composta da 190 ettari in un corpus unico al centro della zona Docg di Montefalco, dal 2009 ha effettuato la conversione integrale all’agricoltura biologica certificata per tutte le produzioni. Una cantina che insite poi nella località San Marco, considerata una sorta di “grand cru”, una delle più vocate della denominazione di Montefalco.

Una storia raccontata anche dalle bottiglie, come hanno dimostrato le due verticali fatte prima dell’evento serale con i vini in corso e diverse vecchie annate, arrivando fino al 1988. Guidate dal critico enogastronomico Antonio Boco, le due degustazioni hanno visto protagonisti il Montefalco Sagrantino DOCG e il Trebbiano Spoletino della DOC Spoleto, davanti a un parterre di giornalisti specializzati provenienti da tutta Italia. “Sono poche le aziende che possono permettersi verticali di questo tipo, ed Antonelli è una di queste” ha commentato Boco.

“Lo spazio della precedente cantina ci stava stretto – ha affermato durante la presentazione Filippo Antonelli – e ci siamo quindi ampliati anche per necessità facendo vini da lungo affinamento e ora anche per la novità, che ruba tanto spazio, del metodo classico di Trebbiano Spoletino”.

“Usciamo ora con un ‘anno zero’ e solo mille bottiglie – ha poi aggiunto – che non si fregiano ancora della denominazione Spoleto, essendo ancora una sperimentazione. Si tratta della vendemmia 2019 con due anni sui lieviti, e dal primo risultato sono evidenti sul bicchiere tutti i caratteri del trebbiano. Credo che il trebbiano spoletino si presti molto bene alla spumantizzazione e la ristorazione umbra è sicuramente contenta di offrire così un suo prodotto come bolla, anche perché sappiamo che la competizione nel resto del mondo è dura e non ci facciamo tante illusioni”.

Qualche parola Filippo Antonelli l’ha dedicata pure alla vendemmia 2022: “Siamo agli inizi, con le uve più precoci come Sangiovese e Grechetto. Il mese di agosto ha piovuto molto e quindi la pioggia è stata provvidenziale. La seconda parte dell’estate, quella cruciale per la qualità, non è stata pertanto così calda, anche se è ovvio che le uve più precoci hanno sofferto di più. Però fortunatamente abbiamo Sagrantino e Trebbiano spoletino che sono molto tardivi, come anche il Montepulciano che usiamo nell’uvaggio del Montefalco rosso, per cui speriamo che la qualità sia buona. Le uve sono molto cresciute con queste piogge e quindi speriamo che si mantengano sane”.

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