Economia

Massofisioterapisti, nuova sentenza del Consiglio di Stato: sospeso il divieto che bloccava tante situazioni lavorative

Il gruppone degli appellanti, insomma, chiedeva semplicemente la possibilità di ottenere l’iscrizione all’elenco speciale, rappresentando il pericolo di eventuali provvedimenti inibitori della professione

Cari Massofisioterapisti, abbiamo scherzato. Nessun divieto. Potete tornare a lavorare (per il momento). Un successo anche nostro, dato che Perugia Today si è fatta persuasa portatrice delle istanze di questa categoria di lavoratori. Storica decisione – sebbene provvisoria – della Terza sezione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale: sospende il divieto e la legge che bloccava tante situazioni lavorative. E – riservandosi di fissare la data di una prossima udienza (“demanda ad un separato decreto l’indicazione della data”) – lascia presumere che potranno essere accolte le legittime richieste del sindacato Fesica-Confsal e di tanti giovani diplomati. Abbiamo seguito passo dopo passo la delicatissima questione e possiamo dunque motivatamente, e orgogliosamente, celebrare una vittoria anche nostra col detto “tutto è bene quel che finisce bene”.

Nuova sospensiva a favore di quanti erano esclusi dalla possibilità di lavorare, “non avendo potuto maturare il requisito dei 36 mesi alla data del 31 dicembre 2018, per l’iscrizione nell’elenco speciale adN. 06239/2021 REG.RIC., ad esaurimento, necessaria per continuare a svolgere la professione, in quanto dal conseguimento del titolo non hanno avuto materialmente il tempo per poterli maturare”.

La domanda dei ricorrenti suonava:
Insomma: se mi laureo oggi, o comunque successivamente al 2018, come faccio ad aver maturato i 36 mesi di esperienza lavorativa? Il gruppone degli appellanti, insomma, chiedeva semplicemente la possibilità di ottenere l’iscrizione all’elenco speciale, rappresentando il pericolo di eventuali provvedimenti inibitori della professione. Che avevano fatto grattare la testa a tanti giovani, già inseriti nella catena lavorativa. Insomma: se non mi lasci iscrivere, non posso lavorare.

Il Consiglio di Stato ci è andato con la necessaria prudenza. Dato che sentenzia con saggezza: “Ritenuto che la questione all’esame sia caratterizzata da particolare complessità, che richiede l’approfondimento nell’appropriata fase del merito, soprattutto per quanto riguarda i dubbi di legittimità costituzionale in ordine al trattamento difforme che sarebbe riservato a soggetti in possesso del medesimo titolo, in virtù di una norma entrata in vigore successivamente al conseguimento del predetto titolo”… intanto ti consentiamo di lavorare. E non è poco. Si è, in sostanza, “ritenuto che le esigenze cautelari debbano essere apprezzate favorevolmente e a tal fine debba essere fissata con sollecitudine la definizione del giudizio nel merito”.

Alla faccia di chi voleva tenere a casa un cospicuo gruppo di professionisti competenti, col solo alibi che non avevano maturato sufficiente periodo di esperienza. La sentenza è di ieri. Ne condividiamo la ratio e le finalità. Ecco quando si dice che la magistratura, se le persone lo vogliono, può essere vista come una funzione dello Stato (non un “potere”) al servizio dei cittadini.
 

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