La rabbia e l'orgoglio del settore ristorazione: "Siamo il motore di questa comunità. Vogliamo lavorare: i nostri locali sono sicuri"

Il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni: “Danni gravissimi e insopportabili per le imprese”. Chiesto un piano straordinario per non chiudere le attività. Il messaggio a Conte sugli aiuti

Insieme, nella stessa piazza, per la stessa battaglia, c'era il datore di lavoro e il suo dipendente. C'era il rappresentante che vende vino made in Umbria e i sommelier. Il dolce delle pasticerie e il salato delle pizzerie. C'era a chiudere il menù della protesta il caffè dei tantissimi bar locali insieme all'ultima bevuta della staffa dei pub. In Piazza IV Novembre, distanziati e rispettosi, questa mattina c'era il mondo della ristorazione e del suo indotto che rischia in questo orribile 2020 di scomparire. Molti hanno già chiuso prima dell'estate. L'ultimo giro di vite del Governo, nel Dpcm, potrebbe essere la mazzata finale se il Premier Conte non mantiene la promessa di aiuti in tempi veramente veloci - e non come il famoso assegno da 600 euro e le casse integrazioni in ritardo di tre mesi -. Eppure quegli aiuti hanno ribadito gli imprenditori non bastano, sono un passo avanti, ma per restare aperti e per non licenziare bisogna fare un percorso completo e lungimirante: in ballo, solo in Umbria, ci sono 5mila imprese e 13mila dipendenti, di questi quasi 8mila donne (le più penalizzate dalla crisi da Covid).

VIDEO Chiusura anticipata, Confcommercio apparecchia in piazza la protesta contro le misure del Governo

"Oggi siamo al fianco delle imprese del mondo della ristorazione - ha spiegato Mencaroni di Confcommercio - e dei pubblici esercizi. Ma la nostravpreoccupazione è per tutti i comparti dell’economia regionale. Gli indennizzi a fondo perduto che il premier Conte ci ha promesso nell’incontro con Confcommercio, e che arriveranno con il decreto approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, sono un passo avanti, ma non sono ancora sufficienti. C’è il tema delle locazioni, della cancellazione delle scadenze fiscali, degli ammortizzatori sociali calibrati sulle esigenze delle imprese dei nostri settori, che hanno caratteristiche diverse da altri comparti dell’economia". La rabbia contro il Governo è anche per il modo utilizzato per la chiusura anticipata: decidere senza prima ascoltare, senza prima trovare una soluzione condivisa. "Dobbiamo tornare a parlare - ha concluso Mencaroni - anche di chiusure e orari delle attività imprenditoriali. Questa volta con il coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza che, specialmente in tempi di crisi come questo, possono dare un contributo decisivo per fare bene, sia a livello nazionale che locale. Ribadisco: le soluzioni si possono trovare. Vanno cercate insieme”.

Fipe 3-2I dati parlano chiaro: i consumi delle famiglie, che in Umbria nel 2019 erano calcolati in un miliardo e 250 milioni, di euro potrebbero avere quest’anno un crollo dal 26,5% al 32,6%, a seconda dello scenario più o meno negativo che ci si prospetterà alla fine dell’anno. Una mazzata incredibile da qui la necessità di aiuti in tempi rapidissimi: "È fondamentale che queste risorse siano messe concretamente a disposizione delle imprese senza ritardi: ha urlato al megafono Mirko Zitti, vicepresidente di Fipe Umbria.

Ma in questa piazza c'è soprattutto tanta voglia di lavorare ora come in futuro, c'è voglia di supportare il nome dell'Umbria, tramite il food e l'accoglienza, nel mondo. Più degli aiuti, tutti gridano che vogliono lavorare perchè i loro locali sono sicuri dato che hanno investito tanti soldi per il rispetto delle norme anti-contagio. “In questo momento, il settore rischia il suo futuro - ha concluso Mirko Zitti, vicepresidente di Fipe Umbria - Vogliamo che il nostro messaggio arrivi chiaro e forte alle istituzioni, nazionale e locale: gli operatori del settore rispettano seriamente i protocolli sanitari imposti e hanno investito in modo significativo per garantire la sicurezza di tutti: avventori e personale. E vogliono poter lavorare". La manifestazione si è conclusa sulle note dell'Inno d'Italia perchè loro si sentono comunità, si sentono motore di questo Paese mai come oggi sull'orlo del baratro.

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