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SUPER OSPITE Alan Schechter agli studenti: "Il modello Usa? Il migliore ma..."

Il dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Perugia, ha così colto l'occasione per invitare a parlare dell'argomento Alan Schechter, eminente personalità del mondo accademico americano

Nel bene e nel male gli Stati Uniti hanno sempre destato un grande interesse nel Vecchio Continente, specialmente con l'avvicinarsi delle tornate elettorali. Il 2014 non vedrà la sfida tra due candidati presidente, ma c'è comunque attesa per conoscere i risultati delle cosiddette elezioni di medio termine, chiamate così in quanto si svolgono esattamente a metà del mandato presidenziale, nelle quali verrà rinnovata tutta la Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. 

Il dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Perugia, ha così colto l'occasione per invitare a parlare dell'argomento Alan Schechter, eminente personalità del mondo accademico americano. L'evento, coordinato dalla professoressa Cristina Scatamacchia, docente di Storia degli Stati Uniti, ha visto una grande partecipazione da parte degli studenti, curiosi di conoscere più da vicino l'attuale situazione politica statunitense e, magari, qualche retroscena in vista delle presidenziali del 2016. 

Schechter, infatti, è Professore Emerito al Wellesley College in Massachussets, la più antica e importante università femminile d'America, e può annoverare tra le sue ex studentesse una certa Hillary Rodman Clinton, di cui è stato relatore per la tesi di laurea e con la quale è rimasto in ottimi rapporti fino al giorno d'oggi. 

Tanti i temi trattati nel corso di più di un'ora di conferenza: la questione delle minoranze, dal Voting Rights Act del 1965 in poi, e quella di genere passando per le molte difficoltà incontrate sin qui dall'amministrazione Obama, fino ad arrivare alle previsioni in vista del prossimo 4 novembre. Previsioni che sono tutto fuorché rosee: la situazione di stallo vissuta dal Congresso americano, bloccato dai veti di una Camera a maggioranza Repubblicana e un Senato controllato dai Democratici, proseguirà indipendentemente da quello che le urne diranno, a meno di improbabili e incredibili ribaltoni dell'ultima ora.

Alla fine del seminario il professore ci concede una piccola intervista nella quale scopriamo dettagli interessanti del suo legame con il Bel Paese: "Ero stato a Perugia 35 anni fa, ma io e mia moglie veniamo spesso in Italia, a Roma, ospiti di amici. Ho imparato la vostra lingua quando avevo 37 anni, poiché sono venuto a fare ricerca qui, ma vorrei aver potuto studiarla meglio".

La FIAT è sbarcata ormai da qualche anno in America, acquistando Chrysler, come è percepito il lavoro svolto dall'AD Marchionne? "Molto bene, la Chrysler si è ripresa dal suo arrivo e sta avendo grande successo con i suoi modelli. So che invece va meno bene in Italia, perché mancano gli investimenti. In America la disoccupazione è diminuita (al 5,9%), ma è vero solo in parte perché c'è tanta gente che non cerca più lavoro e non viene conteggiata". 

È possibile un confronto tra il sistema politico italiano e quello americano? "Penso che quello americano sia meglio, è più chiaro e c'è meno corruzione mafiosa. Siamo un Paese con tanti vecchi bianchi, ma anche con più di 60 milioni di neri e latinos e questo cambierà la società americana, a patto che le minoranze vadano a votare".

Il problema, però, sarà convincerle ad andare alle urne: "Sarà molto difficile: la maggioranza degli americani parla poco di politica e ci sono alcune emittenti televisive che raccontano solo una parte della verità". Un'ultima, inevitabile domanda su una delle sue pupille, Hillary Clinton: "È molto intelligente. Ha ricevuto i gradi più alti".

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