Povertà in Umbria, dati choc Caritas: 10mila senza cibo. Cominardi: "Bene reddito di cittadinanza ma..."

L'intervento di Claudio Cominardi, sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali durante il convegno "Diritto e Lavoro" della Chiesa Umbria. Nel 2017  il numero dei poveri “assoluti” è cresciuto soprattutto per i singoli. I dati

Anche nella nostra Umbria cresce la povertà. Nel 2017  il numero dei poveri “assoluti” è cresciuto soprattutto per i singoli. Per le famiglie, come ha spiegato il direttore della Caritas di Orvieto – Todi, nonché delegato regionale Caritas, Marcello Rinaldi, si registra un’inversione di tendenza positiva. La povertà assoluta nella nostra Regione incide in particolare per chi non ha un’occupazione e per chi non ha cittadinanza italiana. “Basti citare il caso che nel centro Italia l’incidenza sull’indice di povertà delle famiglie italiane è del 3%, mentre quella delle famiglie straniere arriva al 23%.".  Dati alla mano, nel 2017 nelle Caritas dell’Umbria sono state incontrate oltre diecimila persone in povertà assoluta.

E proprio l’occupazione è stata al centro del convegno “Dignità e Lavoro” a cui hanno preso parte sia l’assessore alle politiche sociali Edi Cicchi che il sottosegretario della Cei, don Ivan Maffeis e Claudio Cominardi, sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 

Tornare ad investire nei giovani. Dell’importanza del sostegno al mondo del lavoro, soprattutto di quello giovanile, è intervenuta l’assessore Edi Cicchi: “C’è bisogno di fare un’attività di sostegno all’imprenditoria in modo che i giovani possano trovare uno sbocco lavorativo anche attraverso le loro competenze e capacità redazionali”. Perché, come sottolineato dall’assessore nel corso dell’incontro, i giovani fanno fatica a metter su famiglia.

L’incubo? Il posto fisso, che non c’è. O spesso tarda ad arrivare. Ritardando o a volte annullando i progetti personali come matrimonio e figli. “Vanno sostenuti con più investimenti e incentivi e avvicinare di più la scuola al mondo del lavoro, oltre all’alternanza scuola-lavoro che in non poche situazioni non è strutturata in maniera che possa dare delle concrete prospettive”.

Sul reddito di cittadinanza è intervenuto invece il sottosegretario di Stato Claudio Comminardi. Uno strumento importante nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale, ma che da solo non basta. “Il reddito di cittadinanza, a mio avviso, è uno strumento fondamentale, ma da solo non è sufficiente. Bsogna investire nell’innovazione. Siamo nell’era del digitale in cui si parla di intelligenza artificiale…, dove ormai quasi tutto si fa online ad iniziare dal conto in banca e dal prenotare un viaggio, ma bisogna gestire questo periodo di transizione con un sostegno al reddito che deve essere legato alla formazione perché siamo in un mondo in continua evoluzione”.

“L’impresa – continua Cominardi -  non ha più la durata di un tempo, dove si tramandava di padre in figlio, ha una durata sempre più breve e nel periodo dove non si lavora bisogna garantire un reddito vitale. Oggi si è poveri facendo due o tre lavori e questo vuol dire che siamo sotto ricatto e quindi non si può per forza accettare qualsiasi lavoro ed è per questo che ribadisco che bisogna mettere al centro la persona”.

Anche il sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, ha voluto sottolineare che tra i punti di debolezza del nostro paese, come documentato dal recente Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani, c’è quello della difficoltà di entrare per loro nel mondo del lavoro. “I vescovi raccomandano, quasi impongono alle comunità cristiane, di sostenere progetti a favore dell’imprenditorialità giovanile e ad investire risorse economiche per l’inclusione nel mondo del lavoro”.

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Sullo stesso versante è stato l’intervento di Andrea La Regina, referente di Caritas italiana: “Oggi è sempre più necessario tutelare il diritto al lavoro e il diritto al credito, la fiducia, ma bisogna anche rendersi conto che la visione dell’economia deve essere modificata. L’opera della Caritas italiana e diocesane non è solo quello di rispondere alle emergenze e alle povertà, ma di dare una visione culturale e valoriale che metta al centro la persona, che favorisca la dignità e che soprattutto dia una forma di accompagnamento. La Chiesa non può essere un centro per l’impegno, questo lo fanno le istituzioni dando forza a questo strumento, la Chiesa deve creare relazioni che diventino azioni a favore dello sviluppo umano integrale”.

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