Economia

Dossier Umbria Giovani dell'Aur, lavoratori in Umbria: Il 36,1% precari e il ruolo d'operaio l'offerta maggiore

La dottoressa Elena Tondini ha recentemente condotto un’indagine approfondita sulle condizioni di lavoro dei giovani umbri

In Umbria, una regione con un ricco patrimonio culturale e paesaggistico, si cela una realtà lavorativa che, pur caratterizzata da peculiarità locali, riflette sfide comuni a livello nazionale. La dottoressa Elena Tondini, economista presso l’Agenzia Umbria Ricerche, ha recentemente condotto un’indagine approfondita sulle condizioni di lavoro dei giovani umbri. I risultati rivelano un quadro complesso e variegato, dove i numeri si intrecciano con le storie personali di migliaia di giovani.

Nel corso del 2022 quasi 70.000 giovani umbri sotto i 35 anni hanno trovato impiego nel settore privato, rappresentando il 30,6% dei dipendenti non agricoli della regione. Questa percentuale, seppur leggermente inferiore rispetto alla media nazionale e alle regioni settentrionali, sottolinea una distribuzione occupazionale che vede i giovani spesso impegnati come operai (57,8%) e impiegati (23,5%), con una presenza significativa di apprendisti (18,4%). Questo scenario contrasta con quello delle regioni settentrionali, dove la rappresentanza tra quadri e dirigenti è più equilibrata, offrendo maggiori opportunità di crescita professionale.

Secondo le ricerche di Rossi, i giovani umbri sono più inclini a contratti a tempo determinato rispetto ai loro coetanei, con il 36,1% dei giovani umbri impiegati sotto questo tipo di contratto, contro il 34,8% della media nazionale e il 33,0% del Nord Italia. Questa scelta comporta spesso una minore continuità lavorativa e una retribuzione media annua di 14.478 euro, cifra inferiore rispetto ai 15.616 euro degli italiani e ai 17.692 euro dei settentrionali.

L’aspetto più critico emerso dall’indagine riguarda lo svantaggio retributivo degli umbri sotto i 35 anni, evidenziato da uno scarto che varia dal -7,3% rispetto all’Italia al -18,2% rispetto alle regioni settentrionali. Questa disparità è particolarmente marcata tra i quadri e le categorie professionali "altre", mentre la presenza di dirigenti è minima e non statisticamente significativa.

Un altro dato interessante è il crescente numero di giovani umbri che preferiscono contratti flessibili o temporanei, abbandonando spesso posizioni a tempo indeterminato. Questa tendenza riflette una ricerca di maggiore adattabilità alle esigenze personali e professionali, nonché alle sfide del mercato del lavoro locale.

Secondo un’indagine condotta dall'Istituto Eures su un campione rappresentativo di giovani italiani, il principale timore legato al lavoro è rappresentato dalla retribuzione non equa (55%), seguito dalla precarietà lavorativa a lungo termine (47,3%) e dalla mancanza di opportunità compatibili con le proprie competenze (36,5%). Questi dati sottolineano la complessità delle decisioni lavorative dei giovani, spesso orientate verso la ricerca di maggiore soddisfazione professionale e retributiva.

In sintesi l’Umbria, pur mantenendo le sue specificità culturali e geografiche, condivide con il resto dell’Italia le sfide di bassi livelli di retribuzione, contratti precari e limitate opportunità di crescita professionale per i giovani nel settore privato. Il lavoro della dottoressa Rossi e della sua equipe pone le basi per una riflessione approfondita e per l’implementazione di strategie mirate, volte a migliorare le condizioni di lavoro e a promuovere una maggiore equità retributiva e di opportunità per le generazioni future.

Per ulteriori informazioni sull’indagine condotta da Elena Rossi e l'Agenzia Umbria Ricerche, si consiglia di consultare: Quanti sono e quanto guadagnano i giovani dipendenti umbri

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Dossier Umbria Giovani dell'Aur, lavoratori in Umbria: Il 36,1% precari e il ruolo d'operaio l'offerta maggiore
PerugiaToday è in caricamento