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La disoccupazione "mangia" l'Umbria, crollo dei contratti a tempo indeterminato: chi soffre di più

La situazione più critica si registra in particolare nella fascia appenninica dell’Umbria dopo la drammatica “crisi” della ex Antonio Merloni di Gaifana

La disoccupazione rappresenta in Umbria uno dei mali da sconfiggere e a combattere. E i dati continuano ad essere preoccupanti visto che, secondo quelli elaborati dall’Istat relativi all'intero 2017, sui sistemi locali del lavoro, dopo le analisi della Banca d’Italia e lo stesso rapporto dell’Ires e della Cgil dell’Umbria e della Toscana, confermano la profonda recessione economica e sociale che ha colpito la nostra regione.  

“I sistemi locali del lavoro (14 in Umbria) che spesso non coincidono con i confini istituzionali, indicano l’omogeneità dei bacini di lavoro e, nella comune difficoltà dell’Umbria, danno il senso anche delle differenze territoriali che sembrano essersi allargate – spiega il Presidente Ires Cgil Umbria, Mario Bravi .  Il dato quantitativo su cui si è soffermata l’ISTAT non rende però pienamente il senso delle difficoltà del lavoro, perché ad esso va aggiunto quello sulla qualità del lavoro”.

Una disoccupazione, quella che continua ad affliggere i sistemi locali del lavoro, che è in concomitanza con le crisi aziendali umbre. La situazione più critica si registra in particolare nella fascia appenninica dell’Umbria dopo la drammatica “crisi” della ex Antonio Merloni di Gaifana, con un 11,4% e poi nei SLL di Gubbio (11,3%) e Gualdo Tadino (11,3%).  “Alta la disoccupazione anche nel SLL di Perugia con 12.100 disoccupati e un tasso del 10,4% (era del 4,6% nel 2007) e nel SLL di Terni con 8.400 disoccupati e un tasso del 11,1% (era del 5% nel 2007)”.

Secondo l’Inps  le assunzioni a tempo indeterminato sono inferiori al 20% e  le cessazioni sono superiori alle attivazioni. “Abbiamo di fronte a noi un quadro estremamente preoccupante che richiede una rapida e decisa inversione di tendenza”.

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