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Il cardinal Bassetti lotta per la storica azienda del suo paese: "Sopravvissuti alla guerra grazie alle castagne, salvate la fabbrica di Marradi"

"Mi piange il cuore. Bisogna tutelare il lavoro degli 80 dipendenti, il 90% donne, che lavorano per sostenere le loro famiglie"

“Grazie alle castagne siamo sopravvissuti alla guerra e alla fame, la fabbrica dei marroni resti a Marradi”. È un appello accorato quello del cardinal Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei che scende 'in campo' per salvaguardare il lavoro di tanti suoi concittadini, abitanti del piccolo comune dell'Appennino tosco-romagnolo in provincia di Firenze, preoccupati per la possibile chiusura della fabbrica di marroni.

“Come cittadino marradese, anzi, come sopravvissuto grazie alle castagne di Marradi - dice Bassetti -, rivolgo un accorato appello ai responsabili del Fondo Investindustria che controlla Italcanditi, titolare di Ortofrutticola del Mugello, al Governo italiano, attraverso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, a tutte le autorità competenti delle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna e dei comuni interessati, e alle forze sindacali, perché sia trovata al più presto una soluzione onorevole e basata sui valori costituzionali del lavoro, della solidarietà e della giustizia sociale, per far proseguire a Marradi l’attività della fabbrica delle castagne”.

Una storia che parte da lontano: “Sapere che nel mio paese natale chiude la fabbrica delle castagne mi fa piangere il cuore - continua il presidente della Cei -. Nell’immediato secondo dopoguerra, dopo essere scampati alla terribile strage di Crespino e Fantino, con 44 uomini fucilati dai nazifascisti, se siamo sopravvissuti per anni alla fame lo dobbiamo anche ai castagni di Marradi. Ricordo bene quando da bambino, come tanti miei concittadini di quelle zone, andavo a cercare le castagne nelle marronete, insieme a mamma e papà, portando a casa quei saporiti e preziosi marroni, che poi per mesi le nostri madri cuocevano in tanti modi per metterli in tavola a colazione, pranzo e cena per sbarcare il lunario, come in passato avevano fatto i nostri antenati per intere generazioni”.

Un passato prezioso che merita un futuro: “È grazie ai marroni che siamo sopravvissuti alla guerra e alla fame - sottolinea il porporato -. Grazie ai marroni, di sicuro fra i migliori in Italia, nell’epoca dell’industrializzazione è sorta la fabbrica, che ha dato lavoro e prosperità a tanti abitanti della zona. Ora, mentre siamo tutti preoccupati per la crisi dovuta alla pandemia, faccio appello affinché la fabbrica dei marroni resti a Marradi, per continuare a dare lavoro agli 80 dipendenti, il 90% donne, che lavorano per sostenere le loro famiglie, in un territorio già fragile dal punto di vista socio-economico e con poche possibilità di lavoro”.

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