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La provenienza del latte non sarà più un "mistero": sull'etichetta ora tutta la verità

Etichettatura di origine obbligatoria per il latte a lunga conservazione e dei suoi derivati: "Oltre mezzo milione di umbri consuma latte almeno una volta al giorno"

L’etichettatura di origine obbligatoria per il latte a lunga conservazione e dei suoi derivati rappresenta un altro passo importante nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui però 1/3 della spesa degli italiani resta anonima.

È quanto affermato dal presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti in occasione  dell’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari prevista dal decreto “Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011” firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017.

Un’ottima notizia per le imprese agricole - afferma Coldiretti Umbria - ma anche per oltre mezzo milione di umbri, visto che il 61,4% dei cittadini sopra i tre anni della regione consuma latte almeno una volta al giorno, con quasi un umbro su cinque (18,6%) che consuma formaggio almeno una volta al giorno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

Si conclude positivamente una lunga battaglia della Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione.

Il provvedimento riguarda - spiega Coldiretti - l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari e si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale, prevedendo l’utilizzo in etichetta delle seguenti diciture: “Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte; “Paese di confezionamento e trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.

Secondo un monitoraggio della Coldiretti due confezioni di latte a lunga conservazione su tre sono già in regola con la nuova etichetta di origine. La situazione - sottolinea Coldiretti - è più variegata per yogurt e formaggi anche perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura.

In Umbria, secondo elaborazioni Coldiretti, la produzione lattiera ammonta a circa 600 mila quintali annui. La produzione di latte di vacca, pecora e capra vale circa il 14% della PLV della zootecnia umbra e il 6% di quella agricola totale regionale. Sono circa 150 le aziende con vacche da latte con circa 10 mila capi, oltre 1000 quelle caprine e ovine con produzione da latte. Produzioni nazionali garantite tra l’altro, da alti livelli di sicurezza e qualità grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa.

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