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Martedì, 27 Settembre 2022
Economia

LA PROTESTA A rischio estinzione il medico fiscale dell'Inps? La rabbia dei professionisti: "Precarizzati e in bilico il diritto alla malattia"

Se entra la nuova riforma a rischio subito 500 posti di lavoro e chi rimane dovrà fare i conti con tagli e condizioni di lavoro completamente diversi


I medici fiscali, cioè coloro che svolgono le funzioni di accertamento medico-legale sulle assenze di servizio per malattia dei lavoratori dei settori pubblici e privati, rischiano di perdere le tutele che garantiscono loro certezza e continuità lavorativa in piena autonomia di giudizio, rendendo il lavoro incerto ed estremamente vincolato alla soggettività dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps). Di conseguenza c'è il rischio della perdita di imparzialità da parte del medico, rischiando di sottostare a
finalità di contenimento dei costi invece della tutela della salute e il diritto alla malattia che va giustamente controllata per evitare abusi ma sicuramente non per risparmiare.

A livello nazionale si parla di una categoria che ha un’età media di 55 anni, con punte vicine ai 70 anni. Un po' di storia. In base alla disciplina vigente, entrata in essere con la legge 638/1983, l’incarico di medico fiscale Inps ha natura libero professionale. Con la legge 125/2013 e la Legge di Bilancio 147/2013, le liste nelle quali i medici fiscali erano inseriti sono state trasformate in liste ad esaurimento assegnando agli iscritti la priorità nello svolgimento del servizio (stesso principio delle graduatorie ad esaurimento degli insegnanti). Questo principio viene ribadito con il decreto legislativo 75/2017 in merito alla riorganizzazione dell’amministrazione pubblica, secondo il quale le visite fiscali dovevano essere svolte prioritariamente dai medici fiscali inseriti in queste liste ad esaurimento.

Nell’ottica della necessità di risparmio, il 30 luglio 2020 viene stipulata un'ipotesi di Accordo collettivo nazionale (Acn) tra le organizzazioni sindacali e l'Inps. Il 17 dicembre questo Accordo viene trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze. La risposta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, resa nota il 10 marzo 2021, evidenzia che l'ipotesi contrattuale delineata nell'Accordo, non è conforme al quadro normativo di riferimento, presentando anche profili di contrarietà ai principi sia comunitari che costituzionali.

Il Ministero dell'economia e delle Finanze, invece, ha rinviato il procedimento alla competenza del Collegio dei Sindaci dell'Inps. Il Collegio ha il compito di vigilare sull’osservanza della legge e sulla regolarità contabile dell’Istituto, redige le relazioni sui bilanci di previsione, sui conti consuntivi e sugli stati patrimoniali riferendone al Presidente dell’Inps. È composto da nove membri, in rappresentanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nominati con decreto del Ministro del Lavoro. Dopo aver analizzato la questione, ha disposto che il rapporto di lavoro "in nessun caso potrà configurarsi come rapporto di lavoro alle dipendenze dell'Inps”.

Il Problema. Il già citato Accordo, solo apparentemente migliorativo rispetto alla normativa attuale, ha trasformato l’incarico, che era fino ad esaurimento della lista, in un incarico precario triennale e dai contenuti fortemente penalizzanti, sia dal punto di vista normativo che economico. In sostanza l’ipotesi di accordo stabilisce unicamente che i medici iscritti nelle liste ad esaurimento vengano semplicemente inseriti prioritariamente in nuove liste provinciali svuotando, pertanto, totalmente ed irreversibilmente, le due leggi che tutelano in modo robusto i medici fiscali con la Convenzione attuale.

Scomparendo la lista ad esaurimento, viene meno qualsiasi diritto a poter restare incaricati fino alla permanenza nella lista ad esaurimento. Si perdono, definitivamente, i diritti acquisiti – esplicitato nell’art. 7 comma 2 dell'Acn per la medicina fiscale convenzionata Inps del 3 dicembre 2021 - . Di conseguenza viene meno anche ogni priorità nello svolgimento dell’incarico, sia nella assegnazione delle visite che per lo svolgimento delle attività ambulatoriali.

"Da decenni lavoro come medico fiscale in Umbria, nella provincia di Perugia, per l'Inps." racconta Rossella Cascetta, portavoce di 138 medici fiscali Inps di tutta Italia che hanno firmato la petizione contro l’Acn, "Con questa riforma io come molti altri colleghi rischiamo di passare da un contratto a tempo indeterminato ad un contratto a tempo determinato. È normale che in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da un senso di instabilità quotidiana, sindacati e forze politiche si alleino per riportare un'intera categoria indietro di quarant'anni, verso una situazione di precariato assoluta? Oltretutto con un contratto che dovrà essere rinnovato ogni tre anni?".

Ricapitolando quindi l’ipotesi di accordo non prevede né presuppone che l’attuale incarico prosegua senza soluzione di continuità: con il nuovo accordo infatti le liste ad esaurimento verranno inevitabilmente meno e le due leggi di tutela saranno svuotate della concretezza di attuazione. I nuovi incarichi verranno conferiti nei limiti dei fabbisogni dell’Istituto nell’ambito territoriale di competenza (art. 7 comma 10), fermo restando la priorità per i medici delle liste ad esaurimento che accedono all’Acn a domanda, ma non è specificato che l’incarico verrà comunque conferito ai medici della lista ad esaurimento. 

A stabilire i fabbisogni sarà ovviamente l’Inps, ma non sono previsti, come la disciplina vigente, parametri obiettivi e verificabili. Con l’introduzione di un fisso mensile e l’assegnazione di 6/8 visite al giorno operando su tutto il territorio provinciale, la consistenza numerica dei medici dovrà essere necessariamente rivista. Ad aggravare la situazione, oltre al limite di 70 anni di età, compiuto il quale si decade automaticamente da ogni incarico (art. 15 comma 1b), c'è anche l'estensione dell'incompatibilità (art. 13): contrariamente a quanto stabilito in precedenza (decreto legislativo 75/2017), l’ipotesi di accordo ha esteso le incompatibilità a qualsiasi rapporto, anche in convenzione con il Sistema sanitario nazionale (Ssn), sia a tempo indeterminato che determinato o di sostituzione.

Il limite di età per chi ha svolto esclusivamente il ruolo di medico fiscale senza avere una seconda occupazione è un grave problema perché non avendo raggiunto la soglia di contributi minimi per una pensione che uguagli l’attuale stipendio percepito non è materialmente possibile per questi medici rinunciare all’attuale occupazione.

“È triste e paradossale – sostiene Attilio Ore, delegato dei medici fiscali Cgil - che proprio i sindacati che avrebbero dovuto tutelare i medici monomandatari, nel firmare questa convenzione capestro, siano stati i fautori di una precarizzazione degli stessi, rinunciando alla protezione di due leggi che rendevano a tempo indeterminato la collaborazione con l’Inps per una convenzione con false tutele e, soprattutto, che riporta la figura del medico fiscale a quella precaria degli anni ‘80. Il comportamento di questi sindacati ci ha veramente indignati, poiché è venuto meno il principio fondante del sindacato, cioè quello di tutelare il lavoro dei propri iscritti”.

Quello che si viene a delineare, se l'Accordo dovesse entrare effettivamente in vigore, è la necessità di svolgere un lavoro notevolmente più usurante con l’aggravio dell'impossibilità a poter svolgere entrambe le attività, domiciliare - su tutta la provincia - e ambulatoriale, per i medici che resteranno dopo i pesanti tagli che verranno effettuati in seguito alle incompatibilità previste e il limite di età. Da una stima effettuata dai sindacati dovranno lasciare l’incarico circa 500 medici. Sarà anche difficile poterne reclutare di nuovi, considerando che i bandi per incarichi provvisori restano quasi sempre senza partecipanti.

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