L'INTERVENTO di Giuseppe Coco direttore Agenzia Umbria Ricerche: "Il Pil, il brutto, il cattivo"

di Giuseppe Coco* Agenzia Umbria Ricerche
Qualche sera fa passava in Tv “Il buono, il brutto, il cattivo”. Film western da gustare con calma. Scene lunghe e grandi pause. E proprio in queste pause, in un gioco di accostamenti, chi scrive non ha potuto fare a meno di paragonare il virus che ci attanaglia al “cattivo” della situazione. Il “brutto” alle incertezze date dalla variabile tempo; sia quello che serve per arginare la pandemia e sia quello necessario per la messa a punto di una cura farmacologica efficace. E poi rimaneva da fare un accostamento rispetto al buono a cui il geniale Sergio Leone attribuiva un’aura di enigmaticità, inafferrabilità, che però alimentava il presentimento che alla resa dei conti avrebbe potuto rivelarsi il peggiore di tutti. 

Bene. Credo che non ci sia da stupirsi se in questo gioco degli accostamenti per chi scrive il “buono” della situazione potrebbe essere il PIL (Prodotto Interno Lordo). E detto ciò allora sembra proprio il caso di conoscerlo meglio, visto anche che in pratica ognuno di noi, coi suoi comportamenti di consumo, può incidere su di esso. Iniziamo con una definizione ultra semplificata del PIL, una delle possibili: “È il valore dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese (o regione) nel corso di un anno”.

Cosa sono i beni e servizi finali?
Facciamo il classico esempio da manuale ovvero quello dell’automobile che sappiamo essere composta da centinaia di pezzi.
Se andiamo dal concessionario e compriamo un’autovettura, ai fini del PIL, si considera quanto la paghiamo per intero; i singoli pezzi di cui è composta non rilevano. Però, se invece già possediamo un’automobile e bisogna sostituirgli lo specchietto, rotto facendo manovra, ai fini del PIL va calcolato il valore dello specchietto e il valore del servizio di sostituzione che ha visto impegnato il nostro carrozziere di fiducia. Quindi quando si acquista l’autovettura il singolo specchietto non viene considerato in quanto quello che genera PIL è il valore complessivo di acquisto della macchina. Nel caso della sostituzione dello specchietto rotto, ai fini del PIL viene computato il valore di questo bene più il valore del servizio offerto dal carrozziere.

Cosa si intende con le parole “prodotti all’interno di un Paese”? Molto in generale, diciamo che se un’azienda italiana decide di realizzare una parte della sua produzione fuori dall’Italia questa non contribuirà al nostro PIL. Se un’azienda tedesca, americana, francese, ecc., decide di produrre in Italia dei determinati beni quelli contribuiranno al PIL italiano. Adesso, riprendiamo l’Esempio dell’automobile per provare ad essere più chiari. Se compriamo una Panda, essendo prodotta in Italia, contribuiamo al nostro PIL. Se compriamo una 500, essendo prodotta in Polonia, contribuiamo al PIL polacco. E non conta che il marchio automobilistico in questione sia sempre lo stesso. Se compriamo una Lamborghini, il cui marchio ormai fa capo ad una casa automobilistica tedesca, fa PIL in Italia perché continua ad essere prodotta in Italia. In pratica, un’auto prodotta in Italia e venduta in Germania conta per il PIL italiano; un’auto prodotta in Germania e venduta in Italia conta per il PIL tedesco. Naturalmente nel momento in cui si acquista un’auto il servizio di vendita dell’auto contribuisce al PIL della nazione (regione) dove viene acquistata.

Come i nostri comportamenti di consumo incidono sul PIL? Partiamo direttamente con un esempio e cioè due cene consumate in casa, con menu identico ma con effetti diversi sul PIL. Alfredo e Giovanni entrambi mangiano salsicce, ma quelle di Alfredo sono prodotte a Norcia e alimentano il PIL italiano (e umbro volendo fare una specifica a livello regionale); quelle di Giovanni sono tedesche e alimentano il PIL della Germania. Successivamente, entrambi mangiano una mozzarella, ma quella di Alfredo è di Colfiorito ed alimenta il PIL italiano (e umbro volendo fare sempre una specifica a livello regionale); quella di Giovanni è prodotta in Olanda e quindi alimenta il PIL olandese. Fermiamoci qui col menu della cena in quanto abbiamo acquisito elementi sufficienti per dire che gli euro spesi da Alfredo per la sua cena hanno alimentato il PIL italiano, e vista la preferenza di prodotti realizzati in Umbria, anche quello umbro; gli euro di Giovanni invece hanno prodotto PIL prevalentemente in Germania e Olanda.

A questo punto dovrebbe essere chiaro come ognuno di noi può incidere quotidianamente sul PIL. E, rimanendo al tema della cena, volendo anche su come può influenzare il proprio supermercato di riferimento rispetto ai prodotti che ci va ad offrire. Ciò detto chi scrive è anche consapevole che molti dei suoi amici economisti sono lì pronti ad obiettare che la realtà è molto più complessa rispetto a come è stata rappresentata. Sullo sfondo c’è un vasto insieme di relazioni tra settori produttivi di cui non si è tenuto conto. Tutto vero. Forse si è semplificato troppo. Ma un’arancia siciliana di certo alimenta il PIL italiano.

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Post Scriptum - Nel film che ha ispirato la presente riflessione, se chi scrive non ha fatto errori di calcolo, il cattivo ha ucciso 3 persone, il brutto 6, il buono 11.
 

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