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Dossier Inps Umbria, Covid devastante: 1 cittadino su 25 sopravvive con il reddito di cittadinanza. Oltre 48mila in cassa integrazione

Il direttore regionale Vitale annuncia più controlli sul welfare per evitare soldi ai furbetti e auspica che la politica riformi il reddito di cittadinanza collegato a maggiori risorse per il reinserimento lavorativo

"Oggi più che mai è necessario rilanciare l’attività ispettiva dell’Istituto": ne è convinto il direttore regionale dell'Inps Fabio Vitale che ha aperto i lavori ad Assisi sulla presentazione del Rendiconto sociale 2020 dell’Inps regione Umbria.  La scelta di Assisi è stata fatta dall'istituto per sottolineare il ruolo fondamentale svolto dall’Inps, in particolare nel 2020, per sostenere cittadini, famiglie ed imprese in uno dei momenti più bui della nostra storia. Più controlli proprio per tutelare la tenuta sociale dell'Umbria e del Paese in un momento in cui le risorse per anti-povertà devono finire nelle mani delle persone che hanno realmente bisogno e non preda di furbetti, evasori o con Isee camuffati.

Ma su questo fronte l'Inps sta facendo molto - a fronte di un personale ridotto ai minimi termini e impegnato su più decine di fronti - come ad esempio sulla vigilanza dei rapporti di lavoro fasulli o irregolari: rapporti annulati 557 e oltre 1milione 600mila euro di prestazioni ingiustamente percepite; dal 2019 all'agosto del 2021 bene 1883 revoche di Redditi di Cittadinanza e di Pensioni di cittadinanza. Ma nell'analisi dell'Inps emerge un'Umbria sempre più povera e attaccata agli ammortizzatori sociali: 1 ogni 25 residenti in Umbria è percettore di reddito o pensione di cittadinanza per un assegno mensile intorno ai 500euro, a questi si aggiunge la Carta acquisti ordinaria che conta 3.316 beneficiari per un importo complessivo di 1.226.800. "Il reddito di cittadinanza e altri strumenti di sostegno alla povertà - ha auspicato il direttore Fabio Vitale - che necessitano di essere ripensati in modo da riservare maggiori risorse alle politiche attive del lavoro". Tradotto: servono soldi per reinserire i cittadini nel mercato del lavoro e non semplicemente sostenerli con aiuti di stato che non permettono una crescita ma una mera sopravvivenza.

Sul versante delle varie cassa-integrazione i numeri sono allarmanti: nel 2020 sono passate complessivamente da 25mila a 48mila. Alcuni esempi diretti di una parte delle voci di questo capitolo di sostegno: 10.800 cassa integrazione ordinaria, in deroga passata da quasi 0 a oltre 10mila, 13mila gli assegni di disoccupazione. Un quadro che fa ben capire oltre il lavoro quotidiano dell'Inps anche la necessità di intervenire con politiche a sostegno del lavoro, unico motore per risalire la china e soprattutto evitare lo spopolamento della Regione. Eh già: in tre anni abbiamo perso 8mila abitanti (un comune delle dimensioni di Deruta grosso modo) e i nuovi nati in un anno sono stati solo 5247 (-330 rispetto al 2019). 

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