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Effetti collaterali della cattiva informazione sul sisma, lanciato s.o.s per il centro: tanti locali a rischio

Lo studio effettuato da Confcommercio è allarmante: "Si rischia lo spopolamento commerciale come negli anni passati". Ecco le richieste per salvare l'ottimo lavoro degli ultimi due anni che ha permesso l'apertura di ben 80 attività

Gli effetti collaterali della cattiva informazione sul sisma del Centro Italia continuano a provocare distruzione e povertà in Umbria. Nonostante - e va ribadito fino allo sfinimento - l'Umbria non ha subito danni sul 95 per cento del proprio territorio - purtroppo la Valnerina è rimasta gravemente ferita - i turisti hanno praticamente abbandonato anche Perugia che si trova ad oltre 100 chilometri dall'epicentro. Ma i telegiornali e l'Ingv continuano ad associare Perugia a Norcia e ogni scossa è il solito refrain: "terremoto a Perugia". 

Una situazione assurda e drammatica (il sisma non va mai sottovalutato) che rischia di vanificare gli sforzi eroici dell'amministrazione comunale, delle associazioni di categoria e degli imprenditori che negli ultimi due anni hanno investito nel centro storico di Perugia. Nell’ultimo anno e mezzo sono state registrate 80 nuove aperture di attività commerciali nell'acropoli. Un numero alto che ha arginato la grande fuga dal 2008 ad oggi quando nelle vie cittadine spopolavano gli spacciatori. Dal 2008 al 2016, il centro storico di Perugia ha perso il 23,4% delle attività commerciali; le restanti aree del Comune il 4,8% delle attività.

Ora però le cose sono nettamente cambiate e si rischia un brutto ritorno al passato con più criminali e degrado che negozi aperti di giorno e di sera. “Anche Perugia, dopo il sisma - ha spiegato Giorgio Mencaroni - è a rischio spopolamento commerciale. E questo non è un problema dei commercianti che abbassano le serrande, ma di tutti, perché la progressiva rarefazione commerciale riduce la qualità della vita dei residenti e l’appeal turistico delle città. Senza i negozi nelle città c'è meno socialità e più criminalità". A diminuire sono soprattutto le librerie, i negozi di giocattoli, abbigliamento e subisce la crisi anche la ristorazione. In controtendenza solo farmacie e i negozi di telefonia e Ict domestico.

Per evitare di tornare indietro nel tempo sono necessari dei farmaci amministrativi molto potenti secondo Mecaroni e Mercuri di Confcommercio Umbria: "Il ripopolamento commerciale delle città si favorisce attraverso un'efficace politica di agevolazioni fiscali, ancor più necessaria in Umbria, dove l’effetto diretto e indiretto del terremoto sta provocando danni devastanti a tutte le attività produttive”. E in più si chiede alle associazioni dei proprietari immobiliari di aprire un confronto per la revisione delle formul contrattuali e per rendere i canoni commerciali più accessibili. Ovvero affitti più bassi in attesa del ritorno alla normalità.

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