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Imprese, Cna: "Prossimi mesi al cardiopalma, ne chiuderanno altre"

Su quasi 1.600 modelli Unico 2012 analizzati, relativi a ditte individuali dislocate in tutto il territorio regionale, solo il 67% si è rivelato congruo rispetto agli standard previsti dagli studi di settore

Prossimi mesi al cardiopalma per molte imprese umbre, alle prese con varie scadenze tributarie. Se traghettare questi anni di crisi si era già rivelato tutt’altro che uno scherzo, ecco che i prossimi appuntamenti con l’erario sottoporranno a un’ulteriore dura prova molti imprenditori della regione. È quanto emerge dall’analisi dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi di un campione di imprese soggette agli studi di settore associate alla Cna.

Su quasi 1.600 modelli Unico 2012 analizzati, relativi a ditte individuali dislocate in tutto il territorio regionale, solo il 67% si è rivelato congruo rispetto agli standard previsti dagli studi di settore. Il restante 33% è costituito invece da imprese risultate fuori linea rispetto a tali parametri. Di queste circa il 10% ha scelto la via dell’adeguamento in fase di dichiarazione, mentre il restante 23% non potuto in alcun modo conformarsi ai livelli di reddito previsti. Per queste aziende si aprirà la strada del contraddittorio con l’Agenzia delle entrate, alla quale dovranno giustificare i motivi che hanno impedito di realizzare i risultati teorizzati dagli studi settoriali.

“Non ci vuole molto a capire le ragioni delle difficoltà delle imprese – dichiara Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria –, le quali alla pesante riduzione delle commesse verificatasi in questi anni di crisi devono aggiungere l’insostenibile aumento della pressione fiscale, cresciuta paradossalmente in misura inversamente proporzionale ai loro redditi”. Dai dati emerge che il reddito imponibile medio dichiarato nel 2012 è inferiore ai 30mila euro (29.965,00), corrispondente a un reddito pro-capite di poco superiore ai 19mila euro (19.038,00). I settori più colpiti, come prevedibile, sono quelli delle costruzioni e del trasporto (merci e persone).

“A queste imprese non resteranno molte possibilità di scelta: se decideranno di onorare il pagamento delle tasse si troveranno costrette a non pagare l’Iva e i contributi per i dipendenti, che oltretutto a gennaio saranno doppi visto che comprenderanno anche quelli della tredicesima. Pagare entrambi le esporrebbe alla chiusura immediata. Per i più ‘fortunati’ l’unica strada percorribile è quella di rivolgersi alle banche per chiedere un prestito funzionale al pagamento delle tasse. Le risorse finanziarie sono finite: a quando il punto di non ritorno? Possibile – conclude amaramente Giannangeli - che nessuno raccolga il grido di disperazione di questa parte importante del Paese?”.

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