Domenica, 21 Luglio 2024
Economia

IL CASO | I buoni pasto dei lavoratori a picco: in molti già li rifiutano, il 15 ci sarà lo sciopero generale. "Ecco perchè non li vogliamo"

"C’è bisogno di una vera riforma che renda il sistema economicamente sostenibile anche per le nostre imprese che in fin dei conti sono quelle che danno il servizio ai lavoratori"

Si aggrava sempre di più la crisi dei buoni pasti - elargiti dai privati e dal pubblico come sostegno al reddito da lavoratore dipendente - che già ad oggi viene, in Umbria, rifiutato da molti bar, ristoranti e persino market. Nella grande distribuzione, dove viene accettato, si pone un limite del numero dei buoni pasto da utilizzare in una signola transazione. Da tempo i beneficiari denunciano la difficoltà di poter spendere i buoni che rappresentano una parte del loro stipendio. Come detto la situazione non sta migliorando: a causa di costi crescenti e commissioni altissime, 20 per  cento a carico delle attività pubbliche. 

“Con i buoni pasto, le aziende hanno potuto esternalizzare un costo e i lavoratori hanno potuto avere un servizio diffuso, con relativi benefici fiscali e contributivi. Ma alla fine, chi permette l’utilizzo dei buoni pasto – e resta con il cerino in mano – sono proprio le nostre imprese”, commenta Romano Cardinali, presidente di Fipe Umbria Confcommercio. “Non è possibile che tante imprese della ristorazione, dei pubblici esercizi e della distribuzione alimentare
si trovino schiacciate tra costi crescenti e commissioni altissime. Non è giusto e non è accettabile!”, aggiunge Samuele Tognaccioli, presidente Fida Umbria Confcommercio".

All’iniziativa aderiscono i pubblici esercizi, ma anche le imprese della distribuzione commerciale, dai piccoli esercizi di vicinato fino a supermercati e ipermercati della distribuzione organizzata. "C’è bisogno di una vera riforma che renda il sistema economicamente sostenibile anche per le nostre imprese che in fin dei conti sono quelle che danno il servizio ai lavoratori. Ma è altrettanto urgente far sì che la prossima gara Consip da 1,2 miliardi di euro non venga aggiudicata con gli sconti delle precedenti, perché saremo noi a pagarli, per di più in un momento in cui le imprese sono a rischio per gli insostenibili aumenti dei costi dell’energia e delle materie prime”.

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