Il Consiglio di Stato dà ragione alla Comunanza, ora tutto ritorna al Tar. "Ora il sindaco emetta l'ordinanza...."

"Argomenti quali sanatoria dei pozzi, cambio di destinazione d’uso, e tutti gli altri motivi sollevati dalla Comunanza Agraria non erano argomenti pretestuosi ma, al contrario, motivi dirimenti nel contesto delle richieste presentate, cioè argomentazioni molto importanti che dovevano essere pienamente valutate"

Riceviamo e pubblichiamo la nota sulla sentenza del Consiglio di Stato redatta dalla Comunanza Agraria di Gualdo Tadino che si batte, contro Comune-Regione, per la concessione per 25 anni dello sfruttamento di terreni (e relative falde acquifere) di montagna in favore della Rocchetta spa. Ecco la nota della Comunanza. Tutto ora ripassa al Tar dell'Umbria che dovrà rivalutare le carte ed emettere una nuova sentenza.

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Con la sentenza pronunciata in data odierna il Consiglio di Stato ha sancito definitivamente che la precedente sentenza del T.A.R. dell’Umbria relativamente alla proroga della Concessione è gravemente in difetto, come da noi contestato, a pertanto ne sancisce il totale annullamento. Nella fattispecie il T.A.R. avrebbe dovuto accogliere le richieste della Comunanza: argomenti quali sanatoria dei pozzi, cambio di destinazione d’uso, e tutti gli altri motivi sollevati dalla Comunanza Agraria non erano argomenti pretestuosi ma, al contrario, motivi dirimenti nel contesto delle richieste presentate, cioè argomentazioni molto importanti che dovevano essere pienamente valutate.

Il T.A.R. dell’umbria è stato quindi colpevolmente giudicato, in riferimento anche a una grande quantità di giurisprudenza di riferimento, per avere pronunciato una sentenza parziale e avere gravemente leso i diritti dei titolari delle proprietà collettive. Questa sentenza mette inoltre nero su bianco un altro fondamentale concetto: la Comunanza Agraria Appennino Gualdese ha PIENO DIRITTO di rivendicare prerogative sugli argomenti trattati, ovvero anche sulle concessioni oggetto del contendere, anche in virtù del valore dei beni amministrati e del rispetto della comunità originaria, che hanno priorità su ogni altro tipo di interesse, come osservato dal Consiglio stesso.

Ci teniamo poi a sottolineare che il Consiglio di Stato si è espresso a riguardo del SOLO PRIMO PUNTO con cui la Comunanza ha impugnato la sentenza del T.A.R., ritenendolo già sufficientemente grave per procedere all’annullamento della sentenza stessa, senza entrare nemmeno nel merito dei successivi dieci. Riteniamo che il ruolo centrale degli assetti fondiari collettivi sia centrale rispetto agli interessi di un privato, e che la nostra comunità non può attendere oltre, chiediamo con forza che il Sindaco emetta immediatamente l’ordinanza di ripristino dei luoghi come da obbligo del concessionario, ripristino sul quale la Comunanza è sempre pronta a confrontarsi e a partecipare alla progettualità necessaria, anche grazie del nascente progetto per la tutela e valorizzazione dei territori montani che partirà di qui a poco con il coordinamento dell’Università politecnica della Marche.

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