La crisi è senza fine, nuovo rapporto sull'Umbria: 137mila poveri e senza lavoro

Sono dati allarmanti quelli che emergono dal "Focus Economia" sull'Umbria a cura di Ires Toscana. Ancora disoccupazione in crescita, calo di esportazioni e di consumi. L'unica risposta per l'Umbria è costruire un piano di lavoro

Un 2015 pieno di incognite sulla possibile ripresa economica dell’Umbria, è quanto emerge dall’ultimo “Focus Economia” che evidenzia, in maniera inequivocabile, una situazione ancora stagnante sul piano dell’occupazione, che registra un 10.7% di disoccupati, purtroppo in crescita di 6decimi di punto rispetto all’anno precedente.

A parlarne stamane, durante una conferenza stampa, il segretario generale della Cgil Umbria Mario Bravi: “ 137mila” umbri vivono in sofferenza occupazionale,dopo 7 anni, nessuna uscita dalla crisi. Un numero enorme se rapportato alla popolazione della regione, composto da 51mila disoccupati, 23mila scoraggiati, 22mila cassaintegrati, e 41mila lavoratori estremamente precari.

E nessuna buona notizia neanche sul fronte dell’occupazione femminile; l’aumento dei non lavoratori, nell’ultimo trimestre, è interamente attribuibile alla componente femminile (+22,7%) rispetto ad una contrazione di quella maschile (–7,7%).

Dati amari anche sugli avviamenti al lavoro: su 72mila in Umbria solo 6400 sono stati a tempo indeterminato, ovvero meno del 9%, dato nettamente al di sotto della media nazionale, già di per sé molto bassa.

“La crisi non è solo industriale, asserisce Bravi, c’è una riduzione dei consumi nel commercio al dettaglio e nella grande distribuzione”.

Anche l’andamento delle esportazioni, sottolinea Marco Batazzi, ricercatore Ires Toscana, ha subito una battuta d’arresto. “Non solo un rallentamento della domanda internazionale, ma un mancato supporto dell’esportazione verso le economie emergenti”.

Di fronte alla stagnante situazione economica dell’Umbria, solo ripartendo dalla nuova centralità del lavoro, si potranno intravedere inversioni di tendenza.

“Costruire un piano di lavoro, afferma Bravi, che blocchi i licenziamenti e l’espulsione dai processi produttivi, che crei occupazione nella difesa del territorio dei beni culturali, che valorizzi l’industria. Un piano di lavoro che sfrutti i 1.770 milioni di fondi europei per creare non semplicemente occupazione, ma occupazione di qualità”.

 “Dopo il successo delle iniziative messe in campo nella seconda metà del 2014, con la manifestazione del 25 ottobre a Roma e lo sciopero generale del 12 dicembre insieme alla Uil, proseguiremo la mobilitazione anche in Umbria – assicura il segretario della Cgil. Nell’incontro di venerdì 23 gennaio sul Dap in Regione chiederemo rassicurazioni e garanzie. Non vogliamo trovarci fra 3 mesi ancora a commentare i dati drammatici dell’Umbria”.

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