La nocciola perugina strega la Nestlè: c'è l'accordo, nel 2023 il primo Bacio al sapor Umbria

Parte ufficialmente la coltivazione della nocciola "tonda francescana" brevettata dall'Unipg. Una grande occasione per il settore agricolo umbro. Noccioleti da 50 ettari per una super produzione

Una nocciola made in Perugia, frutto della ricerca dell'Università, potrebbe essere la carta segreta per legare una volta per sempre il Bacio, e quindi lo stabilimento di San Sisto della Perugia, al territorio dove è stato plasmato e amato: Perugia. Una nocciola, intesa come produzione industriale di livello, in grado di fugare qualsiasi fantasma di un trasferimento altrove del prodotto simbolo della Nestlè. 

La nocciola in questione ha un nome - tonda francescana -, un brevetto - Unipg tramite la Facoltà di Agraria - e da questa mattina un futuro si spera roseo: siglato l'accordo per incentivare la coltivazione e la produzione su tutto il territorio regionale. In prima fila l'Università, la Fondazione per l'Istruzione agraria ma anche Nestlè, l'assessore all'agricoltura Fernanda Cecchini, le associazioni di categoria degli agricoltori, la società cooperativa Cecere e Besana Spa. 

Nel protocollo Nestlè ribadisce che è intenzionata a testare le nocciole che saranno prodotte in Umbria della varietà "tonda francescana" al fine di verificare l'utilizzabilità delle stesse per la produzione del bacio Perugina e altri prodotti. Insomma una dichiarazione di intenti importanti per chi vuole investire in questo settore. Una grande opportunità economica per il settore dell'agricoltura umbra. In questo caso giocheranno un ruolo importante le associazioni di categoria per diffondere il progetto tra i propri associati. 

Di fatto una prima sperimentazione con esiti positivi è stata già fatta nei laboratori della Perugina: la nocciola umbra, come ingrediente principale del Bacio, si conserverebbe in maniera migliore, sarebbe più lavorabile e dagli aromi più intensi. Fondamentale però sarà la quantità, la produzione che dovrà essere in grado di garantire le esigenze delle imprese. Infatti il valore aggiunto della nocciola umbra al Bacio è la filiera corta: prodotti certificati, del territorio, rispettosi dell'ambiente e certificati per la salute. Non nocciole provenienti dalla Turchia (gestrisce del 90 per cento della produzione mondiale) ma del territorio dove si fabbrica il dolce in questione. Un ottimo spot etico per il futuro  Bacio. 

Ma quando nascerà il primo Bacio made in Umbria: le coltivazioni entro il 2019 e 2020  ed entro 2023 la prima tostatura e la prima produzione dolciaria come test definitivo per il nuovo lancio del prodotto. Nel protocollo firmato oggi si spiega anche l'investimento per gli agricoltori interessati. superficie minima da lavorare 25 ettari, quella ideale 50 ettari, dalle 625-750 piante ogni ettaro. Aree che possono essere condivise anche da più agricoltori. Ogni ettaro dovrà produrre dopo 3 anni qualcosa come 3.300 chili per un periodo costante di almeno 30 anni.

La tonda francescana è la dimostrazione di quanto sia importante - e ancora da sfruttare pienamente - la ricerca universitaria per rilanciare l'economia dell'umbria o esplorare nuovi settori. Abbiamo testa e gambe per andare avanti, ci manca un progetto politico e la voglia di richiare. 

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