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Gli ex dipendenti della Comunità Montana dove li metto? Da ricollocare 650 lavoratori

L'incontro è stato organizzato dalle organizzazioni sindacoli che hanno spiegato punto per punto tutte le criticità

Si sono presentati in 600. Una riunione affollata quelle che si è tenuta in difesa del futuro dei lavoratori forestali. Un incontro nato con unico e chiarissimo intento: pretendere certezze dalla Regione Umbria. Presente al centro congressi di Bastia Umbra anche l'assessore all’agricoltura Fernanda Cecchinie la governatrice Catiuscia Marini, Proprio quest'ultima ha messo in evidenza la grande “sete” di risposte dei lavoratori delle ex comunità montane, “molto preoccupati”, come hanno sottolineato nei loro numerosi interventi, per l’incertezza sulla sostenibilità e sul funzionamento dell’Agenzia della Forestazione.

Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, le sigle sindacali promotrici dell'incontro, hanno invece rimarcato come le 650 persone che operano all’agenzia (tra privati e pubblici ) sono già di per sé un valore da difendere. Ma oltre a questo, se si vuole davvero preservare il patrimonio ambientale umbro (la nostra regione è una delle più ricche a livello di patrimonio boschivo) è necessario anche sapere che i lavoratori forestali sono una parte preziosa e decisiva della difesa delle nostre montagne, delle nostre colline e più complessivamente dei nostri territori

Punti critici - I sindacati hanno poi elencato le criticità che si sono venute a creare dopo la costituzione dell’Agenzia della Forestazione nel 2011: gran parte dei Comuni, a partire da quello di Perugia, si sono sottratti o hanno ridimensionato il loro coinvolgimento; la partenza dell’Agenzia senza alcuna copertura finanziaria, ha determinato tensioni e squilibri; le competenze dell’Agenzia paradossalmente si sono ridotte rispetto alle vecchie comunità montane; l’età media dei lavoratori è molto alta (53 anni); manca omogeneità contrattuale; dal 2010 non c’è stata più contrattazione né di primo né di secondo livello.

A partire da questi nodi irrisolti, il sindacato unitariamente propone alle istituzioni una “road map” molto precisa: allargare e verificare le funzioni dell’agenzia per la difesa del territorio a 360 gradi; superare la logica della “provvisorietà” della stessa, attraverso un intervento legislativo della Regione (modifica legge 18/2011); risolvere e affrontare la questione dell’Adisu e dei lavoratori interessati alla gestione delle portinerie dei collegi universitari (assegnata direttamente all’Agenzia forestale); riaprire il capitolo del turnover occupazionale (“e non ci si dica che c’è troppo personale – hanno avvertito i sindacati - l’Umbria con 900mila abitanti ha 560 operatori forestali, mentre ad esempio, la Basilicata con 600.000 abitanti ne ha 4.600); attivare subito il fondo di rotazione per affrontare e risolvere definitivamente il problema della liquidità.

Per la Regione, l’assessore Cecchini prima e la presidente Marini poi, hanno garantito il massimo impegno per la messa a regime dell’agenzia. “Dalla riforma non si torna indietro – ha detto la Presidente – ma dopo tre anni di sperimentazione è tempo di intervenire per fare i necessari aggiustamenti, anche alla luce del nuovo codice degli appalti, con l’obiettivo della piena sostenibilità e di un allargamento delle funzioni”. Su questo – ha aggiunto Marini - sta lavorando la Giunta, in stretto raccordo con l’Anci e con le organizzazioni sindacali. Dalla presidente della Regione anche un impegno a studiare “forme incentivanti per il turnover occupazionale”.

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