“Cura e bellezza del territorio”: Cucinelli rilancia la cultura del bello alla Pro Ponte

Grande protagonista dell’evento è stato Brunello Cucinelli: qualche tempo fa l’imprenditore del cashmere aveva lanciato l’idea di una grande assemblea cittadina che avrebbe dovuto avere come tema principale la lotta al degrado e al maltrattamento del territorio

La bellezza deve tornare ad essere un valore per le nostre città. Questo è quanto emerso nell’incontro che si è tenuto nel tardo pomeriggio del 27 novembre presso la sede della Pro Ponte, l’associazione di Ponte San Giovanni che tra le sue tante attività annovera l’organizzazione di “Velimna”. Grande protagonista dell’evento è stato Brunello Cucinelli: qualche tempo fa l’imprenditore del cashmere aveva lanciato l’idea di una grande assemblea cittadina che avrebbe dovuto avere come tema principale la lotta al degrado e al maltrattamento del territorio. I primi a rispondere all’appello sono stati i soci dell’associazione ponteggiana, che hanno invitato Cucinelli ad esporre le proprie idee insieme all’assessore al marketing territoriale e allo sviluppo economico del Comune di Perugia Michele Fioroni, al prof. Bianconi (delegato del rettore dell’Università di Perugia), alla professoressa Iva Rossi (dirigente dell’Istituto Volumnio) e a Carlo Biccini della Caritas parrocchiale.

Cittadini protagonisti – Ed è stato proprio il “re del cashmere” ad aprire l’assembla con le tipiche citazioni che lo contraddistinguono, dall’ormai noto Costituto senese del 1309 (“E’ dovere di chi governa curare la bellezza per cagion di diletto e di allegrezza ai forestieri e per fierezza dei cittadini della Città”), alla saggezza dell’antica Grecia (“Se il portone di casa tua è pulito, la tua città sarà pulita”), passando per gli architetti Palladio e Vitruvio. Poi però si passa al concreto: “Dobbiamo far sì che le nostre città tornino ad essere più belle, più pulite. Non è vero che la colpa sia solo delle amministrazioni, è colpa di tutti noi. Il fine dell’architettura nella storia – prosegue Cucinelli – dagli Etruschi fino a 50 anni fa, era la bellezza, ora sembra essere la novità. A Solomeo sono 20 anni che non abbiamo più lo spazzino, ma c’è sempre stato qualcuno che ha pulito le strade del paese di propria iniziativa. Se c’è una scritta su un muro, prendiamo la vernice e copriamola, non è una grande spesa e rappresenta un gesto d’amore per la città”. L’imprenditore punta tutto sullo spirito di emulazione: “Se casa tua è bella, stai sicuro che presto anche il tuo vicino vorrà curare la propria”.

Cucinelli lancia poi delle stoccate contro le grandi imprese che costruiscono centri commerciali senza tener conto del territorio: “L’Obi ha fatto uno stabile di 11mila metri quadrati ad Ellera: benissimo, non ho nulla contro di loro. Ma lo hanno fatto arancione: so che è il colore dell’azienda, ma non c’entra nulla con quello che lo circonda. Lo stesso vale per la futura Ikea: se la fanno azzurra porto 500 giornalisti di tutto il mondo per protesta. Anche qui, non contesto Ikea, ma il mancato rispetto del genius loci”. In chiusura altre citazioni, dall’imperatore Adriano (“Mi sento responsabile della bellezza del mondo”), al capo dei nativi americani, per ricordare l’importanza delle generazioni future: “Dobbiamo tornare a costruire pensando ai nostri nipoti, pensando che quell’opera possa rimanere lì per 50, 100, 1000 anni. Sento un bel risveglio della nostra umanità e della nostra Italia, insieme possiamo tornare ad investire sui nostri luoghi. Per lavoro vivo 4 mesi fuori dall’Italia e, vi assicuro, non c’è nessun posto al mondo come questo”.

Parola al Comune – Tocca all’assessore Fioroni prendere la parola: “Cucinelli ha saputo raccontare le tradizioni attraverso i suoi prodotti e questo credo sia quello che anche Perugia deve fare. Ci siamo assuefatti al brutto, passiamo davanti a luoghi importanti della città e neanche ce ne rendiamo conto. Con l’iniziativa “Art bonus” io e il sindaco abbiamo fissato l’attenzione sulla Fontana dei tintori di via San Galigano, che nessuno conosce e che sono sicuro potremmo riportare al suo splendore. La bellezza è un grande catalizzatore di relazioni: è più facile stare nei luoghi belli”. C’è dunque bisogno di un cambiamento di mentalità a livello collettivo: “La delega al settore pubblico è giusta, però si è deciso di abdicare al nostro ruolo di cittadini, dobbiamo tornare a dire che siamo noi gli artefici del territorio”.

Il ruolo dell’istruzione – Inevitabile che il cambio di mentalità passi attraverso le scuole e l’università. Il professor Bianconi ha illustrato la funzione dei contratti di paesaggio: “Sono accordi tra abitanti e amministrazioni locali, per fare sviluppo sostenibile. Si parte dalla base per andare a definire quelle progettualità che serviranno a ricercare dei finanziamenti a livello europeo per realizzare queste idee. Quello che manca è un’identità comune, dobbiamo ricostruire questo per ripartire”.

Iva Rossi, dirigente scolastico degli istituti di Ponte San Giovanni, insiste proprio sulla ricostruzione dell’identità come mezzo per rilanciare le periferie: “La cura delle nuove generazioni è alla base della costruzione di una identità, di un senso di appartenenza ad una comunità. Chiedo la collaborazione delle famiglie di questo territorio, non possiamo permetterci che 50 bambini se ne vadano a studiare fuori da Ponte San Giovanni. Stiamo lavorando sul piano triennale per far sì che i ragazzi di questo territorio possano essere felici di studiare qui, perché credo che ci siano degli ottimi insegnanti e che la nostra scuola vale. La nostra comunità fatica nell’integrazione, ma questo è un valore aggiunto, i nostri figli devono capire la complessità del mondo e difendere la bellezza che li circonda nel proprio territorio”.

Le tre “erre” – A chiudere gli interventi degli ospiti, Carlo Biccini della Caritas parrocchiale: “La cultura dovrebbe ricostruire il pensiero. Perugia è ricca perché ha una rete sociale molto ampia, solo a Ponte San Giovanni ci sono ben 46 associazioni, però vorremmo fare una ricerca in maniera tale da mostrare ai cittadini quelle che sono le loro attività e chiedere loro di partecipare. Per la Caritas – continua Biccini – la città ideale è fatta di relazioni, di solidarietà di fraternità, di gratuità di dono. Dobbiamo tornare a ritrovarci in piazza e ricordarci di non abbandonare nessuno al proprio destino. Per ripartire l’Italia ha bisogna di tre erre: responsabilità (i cittadini devono tornare ad essere responsabili della zona in cui vivono), restituzione (ci sono tanti diritti, ma dobbiamo ricordarci anche dei doveri) e resilienza (cioè resistere in queste situazioni di crisi, meglio se insieme)”.

Il presidente e le altre testimonianze – Nella seconda parte dell’assemblea è intervenuto Antonello Palmerini, presidente della Pro Ponte: “Abbiamo bisogno di stare in spazi comuni e per viverli è sicuramente necessario che siano belli dal punto di vista estetico, ma quello che conta di più è che l'iniziativa deve partire dai cittadini stessi, da chi in questi luoghi trascorre la propria esistenza. Noi della Pro Ponte ed altre associazioni della zona siamo pronti, ora chiediamo all'amministrazione comunale di darci il via libera”. Prima del buffet preparato dai soci dell’organizzazione, altri interventi da parte di Adriano Galgano, parlamentare di Scelta Civica, che ha voluto dare il proprio contributo alla discussione citando Peppino Impastato (“È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”), di don Gianluca, parroco della chiesa di Ponte San Giovanni e di diversi cittadini e rappresentanti delle associazioni presenti sul territorio. L’obiettivo comune al termine della serata, che ha portato nella sede della Pro Ponte oltre un centinaio di persone, è chiaro: ricostruire un’identità comune partendo proprio da Ponte San Giovanni, portare a termine le opere rimaste incompiute (vedi lavori di ristrutturazione della stazione) e curare le ferite causate dall’edilizia marcia e mafiosa, che proprio in questa zona alla periferia di Perugia ha causato danni ancora tremendamente visibili.

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