Martedì, 28 Settembre 2021
Economia

Crollo dei prezzi dei cereali, agricoltori in ginocchio: "Così non resistiamo"

L'allarme della Cia Umbria: "Speculazione sulla pelle dei produttori, siamo sconcertati"

Finanza contro produzione. Ovvero, la storia più vecchia del mondo (economico). La Cia dell'Umbria lancia l'allarme per il crollo dei prezzi e descrive uno scenario a tinte fosche: “Sconcerto e disagio si vanno diffondendo in questi giorni tra gli agricoltori umbri per le bassissime quotazioni del grano. Una vera mazzata che giunge in una fase avanzata della campagna di raccolta, al termine di un'annata particolarmente difficile e impegnativa per i produttori che, comunque, hanno visto premiati i loro sforzi avendo ottenuto un frumento di buona qualità con proteine elevate ed un discreto peso specifico”.

E ancora: “Proprio per questo – ha dichiarato Domenico Brugnoni, presidente della Cia dell'Umbria – non trovano alcuna giustificazione prezzi così bassi che non fanno che confermare un atteggiamento cinico e speculativo da parte dei trasformatori e degli industriali del settore. Basti pensare – ha proseguito Brugnoni - che siamo fermi agli stessi prezzi praticati negli anni '90 del secolo scorso: allora un quintale di grano veniva pagato 30mila lire, oggi 15 euro... con costi di produzione nel frattempo enormemente lievitati che, come si può immaginare, non vengono minimamente coperti dagli attuali ricavi. Con amarezza dobbiamo constatare che cento chili di grano valgono meno di qualche chilo di pane.”  Per Brugnoni a questo punto “è a rischio la tenuta della capacità produttiva di cereali del Paese; è inconcepibile che un'impresa affronti la campagna di semina con quotazioni di 30 euro e arrivi al raccolto con quotazioni dimezzate”.

Una situazione insostenibile che la Cia ha posto con forza a livello nazionale tanto che il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, ha convocato un'apposita riunione del Tavolo della filiera cerealicola che si terrà a Roma il prossimo 20 luglio. “E' necessario valorizzare la cerealicoltura italiana – ha concluso il presidente regionale della Cia – con interventi specifici da inserire in un organico Piano Nazionale che deve vedere presto la luce. Le potenzialità del comparto sono tante e bisogna esaltarle a vantaggio di tutta la filiera evitando che il peso dei costi di produzione ricada per intero sugli agricoltori.”

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