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L'INTERVENTO Perugina-Nestlè: "Io, dipendente, dico la mia sulla crisi, sui sindacati e sulla Spagnoli"

Riceviamo e pubblichiamo da una dipendente della perugina che spiega la situazione della Perugina dove si torna a parlare di esuberi per 300 dipendenti

Riceviamo e pubblichiamo da una dipendente della perugina che spiega la situazione della Perugina dove si torna a parlare di esuberi per 300 dipendenti. Risponde alla Spagnoli ma ribadisce che sono importanti ancora oggi i sindacati per salvare il proprio posto di lavoro.

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di Orilio Jacqueline - Delegata Flai-Cgil Perugina

Sono un’operaia dipendente della Perugina, iscritta da molti anni al sindacato della C.G.I.L., attualmente
delegata, componente della rappresentanza sindacale unitaria di fabbrica. Mi corre obbligo di manifestare gratitudine alla Signora Carla Spagnoli la quale, di nuovo, ha raccontato la “storia” , veritiera, delle vicende Nestlè/Perugina degli ultimi anni: della progressiva riduzione dei settori produttivi e smantellamento corrispondente degli impianti; della innegabile responsabilità dei dirigenti sindacali per non aver contestato, e contrastato, quanto si andava verificando con modi e mezzi loro propri, ma di aver accettato un fantomatico “progetto/programma di sviluppo” il quale non avrebbe cambiato niente, ma avrebbe portato ad una drastica riduzione di dipendenti, operai ed impiegati.

Chi scrive, insieme ad altri compagni/e di lavoro, da anni è stata promotrice e protagonista di iniziative
interne alla fabbrica e al sindacato, per mettere in preavviso relativamente a quanto si andava prospettando essendo, nel tempo, molti i segnali e le azioni che l’azienda sviluppava. Si è cercato, allora, di sollecitare a riguardo non solo i livelli sindacali territoriali e nazionali, ma anche le istituzioni locali: Comune, Provincia, Regione, i partiti locali e nazionali fino al Governo.

Le risposte sono state, quando ci sono state, superficiali e, nella sostanza, inconsistenti. Abbiamo, invece, ricevuto una lettera di sostegno da parte del Vescovo di Perugia da noi opportunamente informato. Alla Signora Carla Spagnoli va riconosciuto l’aver seguito le vicende Perugina con assiduità e di aver criticato duramente la grave e continua insufficienza dei sindacati.

Alla stessa, che consiglia le maestranze della Perugina di stracciare le tessere e di abbandonare i sindacati, da operaia voglio dire che sarebbe, la nostra, una reazione di pancia e non di cervello, perché senza i sindacati i lavoratori sono perduti. I dipendenti della Perugina nell’ultima assemblea di fabbrica, hanno sollecitato i dirigenti sindacali a riaprire la vertenza rispetto alle nefaste proposte dell’azienda.

Stante la gravità della situazione a cui si è giunti, però, i lavoratori hanno bisogno più che mai del sindacato. Hanno bisogno un intervento diretto ed immediato da parte del sindacato nazionale per definire le giuste iniziative di contrasto e di proposta e per pretendere il necessario impegno delle istituzioni locali, dei partiti e del Governo.

Di fronte alle varie crisi dell’A.C. Perugia Calcio la comunità si è più volte positivamente impegnata, non solo in ragione del valore sportivo da questa rappresentata, ma per il valore di immagine generale dalla stessa rappresenta in favore di tutta la comunità regionale, nonché di tutto il suo sistema imprenditoriale.

La Perugina contiene in sé non solo il futuro materiale dei dipendenti, ma anche il valore positivo delle
storiche capacità imprenditoriali umbre, in particolare della provincia di Perugia. L’impegno della Signora Carla Spagnoli sulle vicende Perugina, la sua denuncia e le sue rampogne nascono anche da questo, ed è giusto, ed è bene! Perciò la vicenda Perugina e il rischio di un suo triste epilogo dovrebbe trovare forte riscontro, coinvolgimento e impegno da parte della imprenditoria locale, per la ricerca di soluzioni imprenditoriali anche alternative alla Nestlè, così come lucidamente ventilato dalla Signora Carla Spagnoli.

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