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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Economia

Crisi economica Umbria, a picco consumi e aziende: siamo ai livelli del 2008

L'Umbria non riesce ad uscire dalla crisi; anzi ritorna ai livelli minimi del 2008 dopo aver affrontato due recessioni, senza neanche l'ombra della ripresa. Il grido delle aziende: diminuire le tasse

"Stiamo affrontando una seconda recessione dall’inizio della crisi  senza che in mezzo ci sia  stata una effettiva ripresa, con le imprese  che nel frattempo si sono indebolite notevolmente": l'analisi porta la firma del presidente della Camera di Commercio, Giorgio Mencaroni dopo aver messo in evidenza i dati del primo trimestre del 2012 che sono nettamente peggiorati rispetto a quelli di inizio e meta 2011.

Perugia e l'Umbria sono di nuovo dentro la bufera: famiglie senza denari per acquistare persino alimentari e troppe aziende stremate ormai prossime ad una chiusura.

Il primo dato del 2012 relativo al commercio è fortemente negativo,  con una flessione del 9,7% rispetto allo stesso trimestre del 2011, in peggioramento di sei punti percentuali sull’ultimo trimestre del 2011. E’ questo il peggior risultato dal 2008. Tradotto: invece di essere andati avanti siamo tornati al punto di partenza: ovvero ai minimi livelli della prima crisi internazionale. 
 
Il settore più penalizzato è quello al Dettaglio Non Alimentare (-13%) , ma anche il Dettaglio Alimentare segna variazioni negative a due cifre (-11%). All’opposto si registrano ancora risultati  limitatamente positivi nella Grande Distribuzione (+1,8%). Nonostante questo tracollo c'è un minimo di fiducia verso un miglioramento del mercato: in una intervista la Camera di Commercio ha rilevato che Il 16% delle imprese intervistate prevede che entro un anno il mercato registrerà uno sviluppo, il 79% delle imprese segnala vendite stazionarie; infine il restante 5% delle imprese si aspetta una contrazione dell’attività.
 
Ma come uscire dalla Crisi? La Camera di Commercio di Perugia ritiene che occorra all’eccessiva pressione fiscale: aliquote elevate, complessità dell’ordinamento fiscale e incertezza del diritto tributario gravano ormai in maniera decisiva sulle possibilità competitive delle imprese. E ancora, il peso della burocrazia, l’elevato costo del lavoro e l’altro grande problema rappresentato dal credit crunch,  di cui fanno le spese soprattutto le imprese di più piccole dimensioni. Ma dal fronte Governo arrivano solo risposte modello Imu. Siamo alla frutta?
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