rotate-mobile
Domenica, 26 Giugno 2022
Economia

Economia, il focus di Cgil dipinge foschie nel sistema umbro

Presentato il rapporto elaborato dalla Cgil che dipinge ancora un quadro preoccupante per quanto riguarda l'occupazione e il sistema economico regionale. La governatrice Marini: "Al centro della politica il nuovo lavoro"

La strada è ancora lunga e tortuosa e i dati che vengono fuori  dal "Focus economia Umbria" curato dalla Cgil, sono preoccupanti ma 'meno negativi', fanno sapere al sindacato, rispetto a quelli del precedente dossier. Insomma un pizzico di ottimismo che però regala solo un bagliore di speranza che però, come è stato sottolineato durante la presentazione di ieri mattina, "non risolve i problemi del lavoro", la ripresa sembra avviarsi con affanno ma non ci sono numeri che danno in crescita il lavoro

La situazione è chiara e visibile dai numeri che evidenziano un piccolo allarme, come quello lanciato dal segretario generale della Cgil Umbria Bravi, il quale rispetto alle questioni del lavoro, ha affermato che "sono 121 mila gli umbri in sofferenza sociale". I disoccupati sono 41 mila, 23 mila quelli che nemmeno cercano lavoro, gli "scoraggiati" insomma, 40 mila invece i precari e 17 mila i cassa integrati. "Questo secondo rapporto - ha poi rimarcato - è una ulteriore conferma delle valutazioni che da tempo facciamo come Cgil dell'Umbria, con la dinamica economica regionale che ha risentito anche in termini più accentuati rispetto al quadro nazionale delle difficoltà emerse in questi primi mesi del 2013".

Qualche lato positivo c'è e viene evidenziato nel dossier, anche se il lavoro segna grandi difficoltà il quadro occupazionale, infatti, riprende moderatamente a crescere con un'occupazione residente che aumenta dell'1,3%. Il tasso di occupazione sale invece di 5 decimi di punto (da 61% a 61,5%), mentre si attenua su base congiunturale la disoccupazione (da 11,4% a 10,5%). La domanda di lavoro, inoltre, nel primo trimestre si caratterizza per una contrazione degli avviamenti del 25,6%.

"Sono dati non consolatori - ha successivamente sostenuto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini - e che devono preoccupare perchè per uscire da questa situazione la strada da percorrere è quella che porta ad incidere sulle politiche industriali. Da Biagi alla Fornero finora i governi hanno concentrato le loro forze solo sul tema della regolazione del lavoro e non contemporaneamente anche per rafforzare i motori che servono a produrlo".

Il nuovo rapporto della Cgil Umbria evidenzia, inoltre, l'affievolirsi di alcuni segnali che a fine 2012 emergevano come elementi in contro-tendenza. Su tutti la dinamica delle esportazioni, che ora "va sgretolandosi" vista la contrazione tendenziale del 4,5% che sta a significare circa 42,5 milioni di euro in meno in termini di valore esportato. In poco parole quello che è andato sarà diffidile riportarlo agli albori di un tempo, sarà importante invece cercare nuovi sbocchi industriali, coinvolgere nuovi settori capaci di dare competitività al territorio come il turismo e l'economia del lusso.

Bravi, in conclusione, ha rilanciato la proposta di un Piano di lavoro per l'Umbria, "che rilanci la domanda e che getti le basi per un'alternativa profonda delle politiche economiche e sociali. Un Piano - ha aggiunto il segretario regionale della Cgil - che possa essere finanziato attraverso la tassazione di rendite e grandi ricchezze". Per Bravi si possono trovare risorse anche in altro modo: "Ci sono un miliardo di risorse a disposizione delle fondazioni bancarie umbre non utilizzate come elemento di contrasto alla crisi e per questo si potrebbero invece utilizzare per sostenere un fondo per aiutare le imprese che non hanno accesso al credito".

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Economia, il focus di Cgil dipinge foschie nel sistema umbro

PerugiaToday è in caricamento