Lunedì, 18 Ottobre 2021
Economia

Covid e crisi: la mappa (tra alti e bassi) dei settori economici umbri in tempo di pandemia

Questo è il quadro delineato dall’indagine Istat del dicembre scorso sulle imprese con oltre due  dipendenti

I settori produttivi umbri durante la crisi economico-sanitaria sono stati colpiti in modo disomogeneo,  anche all’interno dello stesso comparto, così come è  stata diversa la capacità reattiva delle singole  aziende. Ma questa emergenza epocale ha reso i nostri imprenditori più pigri o più pronti a recepire le sfide  dei mercati? Le difficoltà hanno insegnato qualcosa o restano un limite invalicabile per la ripresa? Questo è il quadro delineato dall’indagine Istat del dicembre scorso sulle imprese con oltre due  dipendenti. 

“L’impatto dell’emergenza sanitaria è stato più severo nei confronti delle imprese più piccole - sottolineano Elisabetta Todini e Mauro Casavecchia, autori dell’indagine dell’Agenzia Umbria Ricerche - anche perché tra di esse si concentrano i settori più penalizzati dalle chiusure e 
dalle limitazioni imposte per garantire il distanziamento”. La maggiore concentrazione delle imprese in difficoltà è nei settori alberghiero, della ristorazione e  in campo turistico, oltre che nel settore edile, a causa di rischi operativi e di sostenibilità  dell’attività, riduzione della domanda conseguente alle limitazioni indotte dal distanziamento e a problemi di liquidità. 

Di contro le proattive in espansione o avanzate trovano una maggiore diffusione nell’industria e nel commercio, anche se temono comunque una riduzione dell’attività a seguito dei contraccolpi subiti dal commercio nazionale e mondiale, oltre che dai problemi  connessi all’aumento dei costi di materie prime-semilavorati e dei trasporti. Analizzando i dati possiamo anzitutto distinguere due macrocategorie: le aziende statiche, che  non hanno adottato un quadro strategico particolare per reagire alla crisi, e quelle proattive, che  hanno risposto con strategie mirate in risposta alla crisi del 2000. Al primo profilo rispondono il  65% delle realtà analizzate, in linea con il dato nazionale. Le aziende proattive sono il rimanente  35% ma corrispondono al 58% di addetti e al 65% del valore aggiunto. Hanno cioè buone  capacità di generare reddito e occupazione. Di queste ultime, infatti, fanno parte le realtà più  solide per dimensione e capacità produttiva.

Da un’analisi più approfondita dei dati Istat emergono cinque differenti categorie di aziende. Le aziende statiche resilienti (23,2%) che non hanno messo in atto strategie di reazione perché non hanno subito effetti negativi rilevanti.  Le statiche in crisi (12%) quelle cioè che stanno subendo pesantemente l’impatto dell’emergenza  sanitaria ma non hanno adottato strategie di reazione ben definite.  Le proattive in sofferenza (8,5%), duramente colpite dalla crisi ma che hanno intrapreso strategie  strutturate di reazione. Le proattive in espansione (33,2%), imprese che sono sì state colpite lievemente ma non hanno  alterato il proprio sentiero di sviluppo precedente. 

Infine le proattive avanzate (23%), colpite in maniera variabile dalle conseguenze della crisi, nel corso del 2020 hanno aumentato gli investimenti rispetto all’anno precedente. Ma analizziamo la situazione da un altro punto di vista: il 42% delle imprese si trova in una  situazione di sofferenza o addirittura in crisi, con un forte impatto dell’emergenza sanitaria sulla  capacità produttiva e commerciale, a prescindere dall’aver attuato strategie di reazione; le  resilienti statiche (31%), che hanno resistito senza adottare particolari strategie ma senza neanche  subire effetti negativi rilevanti; quelle in espansione o avanzate (26%) che, pur colpite in maniera  variabile dalle conseguenze della crisi, non hanno diminuito l’indice di sviluppo e in alcuni casi  hanno addirittura incrementato lo sviluppo degli investimenti rispetto all’anno precedente. Queste  ultime assorbono il 46% della forza lavoro w producono il 56% di valore aggiunto totale. 

I dati  confermano che la forza lavoro e lo stato di salute sono direttamente proporzionali alla  dimensione d’impre Una situazione così complicata, differenziata e composita conferma l’esigenza già avvertita di  adottare interventi selettivi e mirati, sia nelle misure di sostegno alle imprese, sia per i programmi  di ripresa volti al consolidamento dei settori strategici per la diffusione di investimenti e  comportamenti operativi reattivi, come richiesto dalle nuove sfide.

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