Economia

Covid, la protesta delle discoteche: "Chiusi solo noi, possiamo svolgere un ruolo socialmente utile"

Gli imprenditori del Silb Umbria Confcommercio: "Vogliamo un’estate di feste abusive e di assembramenti sfrenati?"

“Solo noi oggi siamo senza lavoro da 17 mesi”. Le discoteche scendono in piazza contro le decisioni del Governo per l'emergenza coronavirus. Una delegazione di imprenditori umbri di SILB Umbria Confcommercio, l’Associazione delle Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo, ha dato vita oggi ad un presidio di fronte alla sede Rai di Perugia.

“Da quando è cessato il coprifuoco, vediamo tutte le sere assembramenti senza regole, feste abusive, giovani e meno giovani bere alcol senza alcun controllo. Vogliamo un’estate di feste abusive e di assembramenti sfrenati? Le discoteche, soprattutto in questo momento, possono svolgere un ruolo socialmente utile. I ragazzi, inoltre, pur di tornarci sono pronti a vaccinarsi. Abbiamo aspettato con pazienza, ma ora è il momento di avere risposte concrete. Le nostre imprese sono a rischio. Dietro le nostre imprese ci sono le nostre famiglie e le famiglie dei nostri collaboratori. Meritiamo risposte certe. E’ ora di affrontare seriamente i problemi della nostra categoria e soprattutto ascoltare le nostre proposte: l’unica soluzione per ripartire in sicurezza al più presto”, dice Enzo Muscinelli, presidente di SILB Umbria Confcommercio, che ha guidato la delegazione degli imprenditori umbri nell’iniziativa di protesta di oggi. 

In Umbria, spiega Confcemmercio, "ci sono più di 60 aziende che svolgono regolarmente attività di intrattenimento e più specificatamente trattenimenti danzanti (discoteche, balere, dancing, night club…)". E ancora: "Queste aziende impiegavano mediamente circa 15/20 addetti ciascuna, per una cifra complessiva che supera abbondantemente il migliaio di persone che, se sommate alla filiera di settore (fornitori di prodotti alimentari e bevande, agenzie teatrali e di sicurezza, artigiani addetti alla manutenzione, imprese di pulizia e non possiamo dimenticare tutti gli artisti, DJ’s, musicisti, orchestre etc…) generano una evidente consistenza economica". 

"Le nostre proposte per far divertire i giovani, ma in condizioni di sicurezza, sono state ignorate", spiega Enzo Muscinelli. "Abbiamo proposto in tutte le sedi istituzionali e politiche di responsabilizzare la nostra categoria che da sempre svolge questo compito affinché possa far divertire i giovani in sicurezza come abbiamo sempre fatto nei nostri ambienti, dove la musica rappresenta la socializzazione e il divertimento. Abbiamo suggerito un’apertura in sicurezza con il “green pass”, ove tutti potessero sentirsi accolti e al sicuro in locations super controllate. Non siamo stati ascoltati".

Da febbraio 2020, prosegue Muscinelli, "nessun introito è pervenuto alle nostre aziende, costrette alla chiusura totale. Salvo una sporadica parentesi per i locali all’aperto, che probabilmente non ha consentito nemmeno il recupero delle spese per gli adeguamenti necessari, nulla è stato possibile per i locali tradizionali al chiuso che, per lo più, rappresentano la maggioranza delle attività. Nel frattempo ogni impresa a ha dovuto comunque continuare a sostenere le spese per mantenere in vita le aziende: tasse, tariffe, costi fissi (Imu, Tari, Imposta pubblicità, abbonamenti radiotelevisivi, affitti, spese amministrative e di contabilità, spese per costi fissi di energia, manutenzione...)".

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