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Coronavirus, Confcommercio Umbria e l'allegato 23 del Dpcm: "Irragionevole chiusura di alcune attività"

Mencaroni: "Le imprese, che sono in grado di garantire condizioni di sicurezza a clienti e dipendenti, vogliono poter lavorare"

Confcommercio Umbria contro l'allegato 23 al Dpcm del 14 gennaio. "La situazione scatenata dalla pandemia è difficilissima per tutti, ma per alcune imprese ancora di più, specie se percepiscono i provvedimenti restrittivi come una irragionevole ingiustizia. In Umbria, dove la situazione epidemiologica costringe ad alzare la guardia specie in alcuni territori, il senso di frustrazione e scoramento comincia a prevalere".

Il problema, secondo Confcommercio, è l'allegato "che definisce i codici Ateco a cui si riferiscono i provvedimenti restrittivi, e quindi quali imprese possono stare aperte o chiuse a seconda della condizione sanitaria del territorio in cui operano". E ancora: "Alla presidente della Giunta regionale umbra Donatella Tesei, che nei giorni scorsi si è confrontata con Federmoda Confcommercio, è stato chiesto di farsi portavoce presso il governo della stessa richiesta di radicale revisione dell’Allegato 23".

“Prima ancora di ottenere ristori veloci e adeguati al danno subito, per i quali comunque stiamo facendo una forte pressione a tutti i livelli-  commenta il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni - le imprese, che sono in grado di garantire condizioni di sicurezza a clienti e dipendenti, vogliono poter lavorare. Abbiamo chiesto alla Regione e alla nostra Confederazione di farsi portavoce della necessità di ristori in favore soprattutto delle imprese più colpite dalla crisi e più tenute ferme dai provvedimenti restrittivi nazionali e regionali: tra queste rientrano a pieno titolo la ristorazione e tutte le attività legate al turismo, le imprese dei settori moda e preziosi, quasi tutto l’ambulantato e molti servizi quali nidi privati, agenzie formative e palestre, solo per citarne alcuni. Ma è urgente e necessario rivedere l’Allegato 23 alla luce dei rischi reali che i settori tenuti chiusi comportano per la salute pubblica e delle incongruenze in esso presenti: si tratta di lavorare sui dati epidemiologici ed uscire da valutazioni empiriche e spannometriche che sembra abbiano ispirato il provvedimento e che stanno creando danni gravissimi alle imprese”.

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